L’anno Santo che la Chiesa sta vivendo, è un percorso di conversione. Non può essere altrimenti. Soprattutto un cambiamento interiore, che riguarda la nostra vita personale. Ma anche esteriore, perché abbiamo un rapporto continuo con gli altri e con tutto il mondo. Questa riflessione ci permette di aggiungere e di affermare: «anche con i migranti».
Reiteratamente Papa Francesco ha affermato: «Non potranno mancare segni di speranza nei riguardi dei migranti, che abbandonano la loro terra alla ricerca di una vita migliore per sé stessi e per le loro famiglie. Le loro attese non siano vanificate da pregiudizi e chiusure; l’accoglienza, che spalanca le braccia a ognuno secondo la sua dignità, si accompagni con la responsabilità, affinché a nessuno sia negato il diritto di costruire un futuro migliore».
Un invito affinché «la comunità … sia sempre pronta a difendere il diritto dei più deboli. Spalanchi con generosità le porte dell’accoglienza, perché a nessuno venga mai a mancare la speranza di una vita migliore. Risuoni nei cuori la parola .. che, nella grande parabola del giudizio finale, afferma: “ero straniero e mi avete accolto”, perché “tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me”». Un invito che viene rivolto a ciascuno di noi e alle comunità a cui apparteniamo. È un cambio di passo per vivere al meglio la nostra esistenza.
Le idee non si impongono. Papa Leone XIV fin dal suo primo saluto, quando apparve in Vaticano sulla Loggia di San Pietro per la sua prima Benedizione da neo Pontefice, ha chiaramente spiegato: «Vogliamo essere una Chiesa che cammina. Insieme». Infatti le sue parole rappresentavano «uno stile, un modo di essere», che «non è uniformità» e che ha al centro l’«ascolto». Un espresso richiamo all’unità. E lo sta facendo in continuazione: «Non tutti corrono alla stessa velocità. Dobbiamo aspettarci evitando fratture». È estremamente consapevole che ci sono «tensioni che attraversano la vita, tra unità e diversità, tradizione e novità, autorità e partecipazione», che rischiano di sfociare in «contrapposizioni ideologiche e polarizzazioni dannose».
«Non si tratta di risolverle riducendo l’una all’altra, ma di lasciarle fecondare, perché siano armonizzate e orientate verso un discernimento comune». «Nessuno deve imporre le proprie idee, tutti dobbiamo reciprocamente ascoltarci; nessuno è escluso, tutti siamo chiamati a partecipare; nessuno possiede la verità tutta intera, tutti dobbiamo umilmente cercarla, e cercarla insieme». «Senza innalzarsi al di sopra del gregge». Un monito per mettere in guardia da persone, che vogliono far prevalere le proprie visioni.
Per concludere continua con convinzione ad affermare: «Gli Stati hanno il diritto e il dovere di proteggere i propri confini, ma ciò dovrebbe essere bilanciato dall’obbligo morale di fornire rifugio».
Antonio Losito
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