Era il 1995, quando il piccolo bosniaco, raggiunto dalle bombe serbe, perse una gamba.
Aveva 5 anni.
Fu trasportato nel centro ortopedico di Budrio, in provincia di Bologna.
Tra le eccellenze della sanità italiana.
Nello stesso ospedale fu indirizzato anche il bambino siriano, vittima delle armi chimiche.
Due storie incrociate.
Non saranno le ultime. Adesso siamo nel vivo della grande tragedia dell’invasione dell’Ucraina con il bombardamento, da parte dei russi, anche dell’ospedale pediatrico di Kiev. Tutte le guerre hanno la stessa somiglianza.
Nel peggio.
Le vittime più indifese sono sempre i bambini.
Non sappiamo a quale prezzo terminerà realmente questa guerra. Una aggressione sconsiderata a danno di una nazione pacifica. In passato abbiamo imparato a elencare i danni della guerra nei Balcani. Poi abbiamo assistito inermi alla lunghissima guerra siriana.
Non possiamo sottovalutare il tutto come se fosse cronaca, anche se molto distante da noi. Fanno parte della storia contemporanea e sono avvenimenti, che non possono essere archiviati.
Aladin Hodzic, occhi azzurri, un angelo biondo con la gamba destra maciullata da una bomba lanciata dai serbi, divenne subito, involontariamente, il simbolo non dimenticato della guerra civile bosniaca.
Una guerra incomprensibile e strana per noi italiani.
Il piccolo Mustafà al Nazzal, 5 anni anche lui, nato senza braccia e senza gambe a seguito di un bombardamento aereo con armi chimiche, quando la madre era in attesa della sua nascita, fu trasferito con la famiglia prima a Siena e poi a Budrio.
Anche suo padre Muznir perse una gamba e rimase gravemente ferito. Era al mercato di Idlib, il paese natale, con sua moglie.
Scoppiò una bomba, sganciata dagli aerei di Assad.
La storia continua. In Ucraina si ripete. Tantissimi morti e feriti gravissimi.







