L’alba della mattina annuncia una giornata piena di sole. La luce rende più bella la campagna e scintillante il mare. Una vista stupenda, nel pieno dell’addio dell’inverno.
“Mi ritrovo” ad Acaya, a quindici chilometri da Lecce. Poco più a sud c’è Otranto, circondata dagli ulivi. L’aria è trasparente e si staglia nel cielo limpido e terso.

Guardo il campo da golf, difficile e immenso. Per la gioia dei giocatori più esigenti, un dono del cielo. Il golf è bello. Bisogna saper giocare e avere tempo a disposizione. Sapersi accontentare e avere dalla propria quell’abilità minima per praticarlo. A parte il denaro necessario per accedervi, che non tutti hanno.
Il gioco è a tratti anche superbo. Il campo con diciotto buche, lambite da due enormi laghi, è inserito in un contesto naturale di bellezza rara. Esteso per circa quaranta ettari. Il percorso è caratteristico. Una vegetazione pregiata e spontanea, tipica dell’area mediterranea Salentina. Un bosco pieno di lecci. Uliveti immensi, anche se talvolta offuscati dalla “xylella fastidiosa”, fanno da corollario al percorso e al gioco. Un ambiente dove di solito manca la presenza umana.
C’è aria pura. L’occhio non ha tregua e spazia a dismisura verso l’orizzonte. Un posto splendido. I laghi con eleganza sono adagiati, ospitati e immersi in una natura compiaciuta, che ne esalta le caratteristiche e il luccichio quasi piatto, impercettibilmente ondeggiante.
Noto una incongruenza.
Ogni buca ha un raggio di circa cinque centimetri. Eseguendo la relativa formula matematica, raggio al quadrato per pi-greco, otteniamo la superficie della buca, pari a poco meno di ottanta centimetri quadrati. Moltiplicando questo risultato per diciotto, tanto quanto sono complessivamente le buche, otteniamo in totale circa millequattrocento centimetri quadrati.
Possiamo affermare, in modo approssimativo, di essere di fronte a un quadrato di appena quaranta centimetri di lato. Quanto la seduta di una sedia. Non è un’identità esatta, ma dà l’idea della grandezza.
Il campo di quaranta ettari è un’area immensa. Le diciotto buche ne occupano una parte indiscutibilmente piccola.
Tutto il resto è l’attesa dell’impossibile. Fiato sospeso, delusione e gioia in parti non sempre uguali. È lo spirito vero del golf. In campo quello che conta è solo un milionesimo di quello che si vede.
Ah! dimenticavo … non sono stato fisicamente presente, anzi in quel posto non ci sono mai stato. Me l’hanno descritto e decantato per una intera serata. Quasi un cortometraggio. Bellissimo.
Antonio Losito
Direttore Monopoli Tre Rose







