Il cammino è tortuoso e lastricato di ostacoli.
È «su strade spesso pericolose».
«Un’opera artigianale deve nascere da mani disarmate. Contribuire con il proprio personale tassello: uno accanto all’altro, tutti importanti per arrivare a completare il disegno».
Lo ribadisce il Papa con lo sguardo rivolto all’Ucraina, per allontanare quella spirale di violenza e di morte, che non lascia intravedere la luce in fondo al tunnel. Né si placa.
Francesco si rivolge ai «responsabili delle nazioni».
Usa un linguaggio inequivocabile: «Non portate l’umanità alla rovina».
Un appello chiuso con quel «per favore», che gli è solito e trasmesso durante il “Servizio internazionale per il rinnovamento carismatico cattolico”.
Rivolto ai potenti della terra, che decidono della vita della gente nel bene e nel male, ha detto: «saranno giudicati dalla storia» in base al fatto che «lavorino o meno per la pace».
«A ognuno di noi spetta diffondere l’amore e vincere l’odio con le nostre azioni quotidiane. E i nostri figli impareranno a viverlo e i nostri nipoti impareranno da loro, e così potremo fare qualcosa perché il mondo cambi. Sì, siamo stati chiamati a questo cammino».
«Popoli che parlano lingue diverse si incontrano e si capiscono».
La realtà è diversa e dopo tanti giorni «dall’inizio dell’aggressione armata all’Ucraina, sull’umanità è calato nuovamente l’incubo della guerra». E non accenna ad aprire spiragli di pace.
«È la negazione del sogno» dell’umanità. «Popoli che si scontrano, che si uccidono, gente che, anziché avvicinarsi, viene allontanata dalle proprie case».
Di qui nasce un appello distensivo e di responsabilità a tutte le nazioni: «mentre la furia della distruzione e della morte imperversa e le contrapposizioni divampano, alimentando un’escalation sempre più pericolosa per tutti».
Apertura alla speranza, nessuna resa alla violenza.
«I nemici passo dopo passo si scoprano reciprocamente interlocutori credibili e poi artigiani della riconciliazione», per «mettere in atto veri negoziati, concrete trattative per un cessate il fuoco e per una soluzione sostenibile».
«Si ascolti il grido disperato della gente che soffre. Lo vediamo tutti i giorni sui media». «Si abbia rispetto della vita umana e si fermi la macabra distruzione di città e villaggi. Continuiamo, per favore, a pregare e a impegnarci per la pace, senza stancarci».
Ininterrottamente, per non «portare l’umanità alla rovina».







