La ragazza era stata arrestata in Iran il 28 settembre scorso.
L’immediata comunicazione della liberazione è partita direttamente dalla Presidente Meloni, che non si è fatto sfuggire lo scoop:
«Dopo un intenso lavoro diplomatico oggi Alessia Piperno è stata rilasciata dalle autorità iraniane e si appresta a tornare in Italia. Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a che Alessia riabbracci i familiari, ha informato i suoi genitori nel corso di una telefonata, pochi minuti fa».
Infatti i familiari erano stati raggiunti dalla telefonata di Palazzo Chigi.
La trattativa, iniziata sin dalle prime ore successive all’arresto, è stata sbloccata da una telefonata intercorsa tra il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani e il suo omologo iraniano Hossein Amirabdollahian.
Fonti riservate sapevano delle peripezie di Alessia Piperno. Era stata chiusa in cella in compagnia di una ragazza iraniana. In buone condizioni di salute, riceveva regolarmente i pasti e le era stata accordata la possibilità di incontrare un delegato dell’ambasciata italiana.
La Piperno circa quattro mesi addietro era arrivata in Iran. Su Istagram aveva postato molti video, che confermavano la sua permanenza in quella nazione. Su un presunto diario annotava e definiva i suoi profili social: «travel assistant», assistente di viaggio. Quasi ogni giorno, rivolgendosi ai “followers”, sottolineava con perizia di particolari il suo amore per l’Iran. Metteva in evidenza le macroscopiche contraddizioni e soprattutto le immense difficoltà di «una donna che viaggia da sola».
Come è finita nelle mani della polizia iraniana è difficile stabilirlo. Forse hanno influito le sue considerazioni espresse apertamente. Oppure le immagini e i messaggi pubblicati e le relative descrizioni dei luoghi postati attraverso Istagram e Facebook.
Sentiamo il dovere di tributare un grande omaggio a una ragazza giovanissima. È lapalissiano il suo amore per la libertà e per la lotta che le donne in molte parti del mondo sono costrette a sostenere a costo di sacrificare la propria vita.
È bello ed è un onore lottare per la libertà in qualsiasi parte del pianeta.
È altrettanto bello lottare anche in patria, per la propria patria, contro ogni ingiustizia o sopraffazione.
«Dulce et decorum est …», diceva Orazio.







