Chi era Giacomo Campanelli?
I giovani non sanno, gli adulti dimenticano, i vecchi, uno alla volta, se ne vanno.
La memoria è una merce rara, soprattutto se il personaggio non è mai stato della partita e, sin da giovanissimo, si assunse il ruolo scomodo di tafàno per una classe politica che subito dopo il fascismo ci mise poco ad imparare il proprio mestiere e a mettersi al proprio servizio.
Si dichiarò socialista – alla Turati, Nenni e Pertini – in tempi in cui la bandiera vincente era il biancofiore, che come una mamma amorosa aveva accolto e riciclato tutti quelli che in fretta s’erano tolte le camice nere ed erano corsi in sagrestia, perché i tempi erano cambiati e niente doveva cambiare.
Credeva e lottava per i diritti dei cittadini, che da secoli – la colpa non fu solo del ventennio – erano stati educati a togliersi il cappello e a barattare il loro diritti per briciole di favori. Cosa che, del resto funzionava (e funziona) bene, bastava scegliersi il confessore giusto ( religioso o laico).
Ma lui era impunito e continuava a credere in un afflato etico della politica. Che avesse letto Kant? Domanda inutile, oziosa, che nessuno dei suoi colleghi certo si pose. Del resto, Kant, chi era costui?
Giacomo era un uomo colto, coltissimo, uno scrittore brillante e raffinato, che se fosse nato e vissuto in una citta meno abulica e plumbea della nostra, avrebbe avuto ben altri riconoscimenti.
E poi era un docente che ha fatto amare a generazioni di studenti l’arte, disciplina negletta nelle nostre scuole, al di là di tutti i proclami dei vari ministri che si sono succeduti.
E, infatti, i suoi studenti, ormai con i capelli bianchi, ricordano con affetto quel prof, innamorato dell’arte, che sapeva trascinarli con sé in un mondo di suprema bellezza, che resiste alla precarietà, che riscatta dalle miserie quotidiane e ci fa gustare il sapore di una vita più degna di essere vissuta.
Così, mentre dai banchi del Consiglio Comunale, fedele alla sua fede socialista, alieno da qualsiasi compromesso, lottava per il pane quotidiano delle classi sfruttate, in classe forniva altro cibo, l’arte, ambrosia degli dei, alle giovani menti dei suoi alunni.
Questo e altro era Giacomo Campanelli: come detto, un uomo coltissimo che, nei suoi libri, nei suoi articoli per la rivista “Porta Nuova”, amava passeggiare, come un gran signore d’altri tempi, fra la cultura classica e quella popolare, perché, dove sta scritto che il popolo non produce cultura? che il dialetto, lingua millenaria del popolo, non è una lingua colta?
Solo il professore – così ormai lo chiamavano tutti, anche gli amici – poteva, senza timore di mancargli di rispetto, far approdare Padre Dante a Monopoli, traducendo nel nostro dialetto il primo canto dell’Inferno.
Il suo capolavoro “La lingua, il dialetto e la letteratura” è un raffinatissimo, intrigante, gustoso mixage fra piani “alti” e piani “bassi” della cultura, senza trascurare neanche incursioni della lingua inglese, attraverso canzoni dei Beatles e di altre band allora assai in voga..
Finalmente, qualche mese fa, dietro richiesta dell’ associazione culturale ” Giacomo Campanelli”, l’Amministrazione Comunale, superando sterili contrapposizioni ideologiche, riconoscendo che il Professore Giacomo Campanelli fu un un politico ed un amministratore retto e appassionato, un grande scrittore, un uomo di cultura, un educatore, un Maestro gli ha intitolato una strada lasciandone testimonianza alle generazioni di oggi e di domani!

La Giunta Comunale di Monopoli, con delibera dell’8 luglio 2021, approvò la proposta di intitolare al professore Giacomo Campanelli, politico e scrittore monopolitano (1925-2006), la nuova strada tra Via Puccini e via Traiana Romana.
Dopo l’iter concluso con il parere favorevole dell’Istituto di Storia Patria di Puglia, il Comune ha provveduto all’installazione della targa stradale.
A proporre l’intitolazione fu il Comitato Promotore “Per Giacomo Campanelli”, composto da estimatori, alunni ed alunne del professore, coordinato da Bruna De Marinis, insegnante elementare, Lella Leoci, docente di Storia e Filosofia e da Stefano Carbonara, studioso e scrittore di Monopoli.
GIACOMO CAMPANELLI
Nasce a Monopoli il 13 febbraio 1925.
Muore a Monopoli il 14 settembre 2006.
Il padre Giuseppe Campanelli è maestro del ferro e del bronzo con officina in via Bixio (difronte all’Ufficio Postale), la madre è Addolorata Fanizzi.
Frequenta il Liceo Ginnasio nella vecchia sede di S. Leonardo.
Nel 1949 si laurea in Lettere presso l’Università di Bari con tesi in Storia dell’Arte sul tema dell’Impressionismo.
Insegna per due anni Lettere alla Scuola Media Alessandro Volta.
Vincitore di concorso nazionale per l’insegnamento di Storia dell’Arte.
Nel 1953 ottiene la cattedra al Liceo Classico di Monopoli e Conversano, dove insegna fino alla fine della carriera di docente nel 1985.
Nel 1966-1968 insegna anche per due anni nel nuovo Istituto d’Arte presso Il Palazzo Palmieri.
Militare dell’Esercito ad Arezzo e Bologna.
Il 13 aprile 1955 sposa Antonia Napoletano, dal matrimonio nascono le figlie Olimpia e Valeria.
Attività politica
1957 Si iscrive al PSI
1960 Eletto Consigliere Comunale con 1013 voti.
1964 Passa nel nuovo PSIUP.
1968 Candidato al Senato nel PCI-PSIUP, con 3179 voti e il 17,5 %.
1970 Consigliere Provinciale nel PSIUP, con 1672 voti e 8 %.
1970 Consigliere Comunale nel PCI-PSIUP con 580 voti.
1970 Candidato alle Elezioni Regionali nel PSIUP con 1443 voti e 7 %.
1975 Consigliere comunale nel PSI con 755 voti.
Attività di scrittore
Articoli sui numeri unici: Il Filippetto anni ’50, Il Ferrettino 1962, Filippino in vacanza 1960, il Setaccio 1961, Il Girasole 19761, Il Sole 1962, I Socialisti 1963, La Comune 1970, Novelle sull’Eco del Sud 1963-1964.
Libri pubblicati

La lingua, il dialetto, la letteratura. Schena Editore 1986.
Monopoli. Guida Turistica. Schena Editore 1989.
Il Gioco del Pallone. Schena Editore 1990.
Saggio sul libro “Il Nostro Novecento” curato dal CRSEC 2000.
Articoli e Saggi sulla Rivista Portanuova 1982-2006.
Galleria delle immagini

COPERTINA DELLA RIVISTA PORTANUOVA DEL SETTEMBRE 2006








Meritoria iniziativa di Bruna De Marinis, Stefano Carbonara e Lella Leoci per ricordare una persona come Giacomo Campanelli, docente, intellettuale e politico. Grazie per questo impegno della memoria
Il professor Campanelli, figura epica, del nostro comune patrimonio culturale, socialista, insegnante, maestro di vita, appassionato e integerrimo politico, senza ombra alcuna, ha incarnato lo spirito della bella politica, figura di spicco, in quella generazione di grandi insegnanti, che hanno dato lustro alla cultura, sono stati gli anni belli, del fare, insieme cultura. C’ era un forte senso del comune rispetto, esperienze diverse, origini politiche differenti, tutti uniti nel segno identitario della cultura. Profondo conoscitore della storia dell’arte, troneggiava nel suo studio la Divina commedia, compendio del nostro comune patrimonio storico e linguistico .Pregevoli le sue tante pubblicazioni, studio attento e curato, della nostra identità storica e umana..