
O.B. è una donna ucraina di Odessa, costretta a fuggire dal suo paese in guerra con la Russia.
E’ stata mandata anche in Italia, ha soggiornato anche qui a Monopoli.
Ora è’ tornata nella sua città con la sua giovane figlia, insieme al fido cane Bobic.
A vivere, anzi a non vivere nella sua casa.
Nel terrore, nella solitudine, nella tristezza, senza futuro.
Questo il suo ricordo di quel 24 febbraio 2022.
Ore 4,45.
Sento delle esplosioni fuori dalla finestra.
Tutto il cielo sopra il mare è rosso.
Fa paura.
Inizio ad urlare : “E’ cominciata la guerra”.
E’ impossibile tramettere a parole tutto lo sgomento, la paura, l’orrore.
Ore 7.
Ci sono lunghe file per il cibo.
La gente piange.
I volti sono grigi.
Piango ancora al ricordo di quella terribile mattina !
La Russia avanza lungo tutto il confine.
E’ iniziata un’invasione militare su vasta scala da tre direzioni.
Dalla Federazione Russa, dalla Bielorussia, dall’annessa Crimea.
Le truppe russe si avvicinano a Kiev e Kharkov. Mariupol è bloccata.
Kerson e Melitopol sono occupate.
Le bombe volano incessantemente e costantemente.
Io e mia figlia siamo sedute in bagno e in corridoio, tra due pareti.
Cerchiamo il modo che i missili non possano colpirci ed ucciderci.
La cosa va avanti per due settimane.
In seguito io e mia figlia siamo evacuate verso la Romania.
Mi ricordo: quanto è faticoso e difficile.
Fuori nevica, fa un freddo gelido.
Camminiamo verso il confine rumeno.
Milioni di rifugiati, migliaia di morti, scuole ed ospedali distrutti.
Dopo la Romania in Grecia, poi l’Italia, Monopoli.
Un lungo viaggio percorso con il terrore.
Non abbiamo casa. Siamo emigranti.
E’ allucinante, allarmante.
Quando la tua vita è lontana dalla tua casa.
Acquisisci lo stato di “nessuno”, un emigrante in un paese straniero.
La storia è drammatica.
Mia figlia continua ad avere ancora oggi forti attacchi di panico.
Se Dio perdona Putin.
Allora io non perdonerò mai Dio.
IMMAGINI DI GUERRA DA ODESSA
LA CITTA’ DI ODESSA
Odessa è una città portuale sul Mar Nero, nel sud dell’Ucraina.
È conosciuta per le spiagge e l’architettura ottocentesca di edifici come il Teatro dell’Opera e del Balletto. La monumentale scalinata Potemkin, immortalata ne “La corazzata Potemkin”, scende fino al faro Vorontsov, sulla costa. Parallelo al lungomare si snoda l’imponente Primorsky Boulevard, famosa passeggiata circondata da palazzi e monumenti. Agli inizi della guerra era abitata da quasi 1 milione di persone, da allora in oltre 200.000 sono fuggiti.





















