I conflitti? Sono uno strumento di politica internazionale. Una dimostrazione di allungarli all’infinito?
La nostra è una stagione in cui le guerre non sono un «flagello», come recita lo Statuto delle Nazioni Unite, ma lo «strumento» principale dell’attuale politica internazionale.
Si cerca il conflitto con facilità, poi non si è capaci di uscirne fuori, né con il negoziato, né con una ventilata vittoria. Lo si nota nei presunti incontri diplomatici tra Iran e Stati Uniti, che vanno avanti lentamente e a singhiozzo, trascinati senza alcun punto di incontro. Il regime iraniano, ormai decapitato della guida suprema con l’uccisione di Khamenei, capo supremo dal 1989, non mostra di essere un interlocutore né unitario, né articolato degli Stati Uniti d’America. Questi ultimi anelano a tirarsi fuori dalla vicenda molto dignitosamente …
La crisi dello stretto di Hormuz ha complicato di gran lunga il desiderio di porre con forza la parola fine.
Il conflitto era iniziato con bombardamenti congiunti di americani e israeliani sull’Iran colpendo sia sedi militari che politiche o industriali. Il regime di Teheran appariva indebolito a causa della crisi economica e per la contestazione attraverso grandi manifestazioni popolari sin dall’autunno 2025 sotto il grido «Donna, Vita, Libertà». Le ultime, le più recenti, tutte represse impietosamente nel sangue. Adesso il Paese sta resistendo a tutte le pressioni militari accompagnate da grosse distruzioni e da ripetute sanzioni.
Una condizione, che caratterizza le guerre di questo secolo.
La forza e la guerra non sono ancora sufficienti a piegare l’Iran. Al di là del possesso dell’arma atomica è una condizione diffusa, che si ripete in tante situazioni, dove sono impegnate e dispiegate tutte le capacità militari possibili.
Infatti, sono trascorsi, dal 24 febbraio del 2022, più di quattro anni, che russi e ucraini si combattono pesantemente con un grande bilancio di caduti, a cui va unito un prezzo molto alto di distruzioni territoriali, pagato quasi interamente dall’Ucraina, a seguito dell’invasione da parte di Putin.
L’aggressione aveva lo scopo di una guerra lampo, per far cadere il governo di Zelensky e crearne uno favorevole a Mosca, facendo pieno affidamento sulla debole unità di uno Stato, in parte russofono, ma con minoranze russe. La resistenza dell’Ucraina è stata una grossa sorpresa per Putin, certamente sicuro di una vittoria immediata e a portata di mano. Andrea Riccardi, storico, fondatore, nel 1968, della Comunità di Sant’Egidio, già ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione dal 2011 al 2013, afferma: «Il supporto occidentale, iniziato prima dell’invasione, è stato vitale, ma decisiva si è pure rivelata la reazione concorde provocata dall’aggressione, che ha compattato gli ucraini». In tal modo a poco a poco l’invasione si è quasi trasformata in una guerra di posizione, sotto continui bombardamenti da parte russa. Un esempio lampante di come la guerra iniziata come “lampo”, ma si concretizza come “eterna”, causando un disastro con gravi danni e perdite umane.
Riccardi: «Il discorso sulla guerra e la pace che Leone XIV continua coerentemente a fare, si fonda sulla tragica lezione dei conflitti del XX e del XXI secolo: non è frutto di una sorta di “buonismo” tradizionale, ma di un’ispirazione evangelica di fondo unita a una osservazione globale della realtà». Papa Francesco aveva affermato: «Ogni guerra lascia il mondo peggiore di come lo ha trovato». Poi aggiungeva: «Non possiamo più pensare alla guerra come soluzione, dato che i rischi probabilmente saranno sempre superiori all’ipotetica utilità che le si attribuisce. Davanti a tale realtà, oggi è molto difficile sostenere i criteri razionali maturati in altri secoli per parlare di una possibile “guerra giusta”. Mai più la guerra!». Concludeva affermando che la guerra rimane un’«inutile strage». Una convinzione molto ragionevole rispetto alle scorciatoie guerrafondaie che diventano una strada senza uscite. Si paga in ogni caso un grande prezzo in vite umane e conseguentemente si trasforma in sofferenza la florida economia di tanti Paesi del mondo.
Antonio Losito






