Alla fine di una pessima campagna referendaria avverto l’esigenza di puntualizzare ancora una volta gli aspetti tecnici, che, a prescindere da valutazioni politiche, pur esse rilevanti, mi fanno ritenere la Riforma costituzionale proposta ingannevole e bugiarda.
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Il pilastro ideale della Riforma è l’esigenza di separare la carriera dei magistrati giudicanti da quella dei magistrati requirenti (PM), dal concorso alla pensione. Tale intento è oggettivamente disatteso, dal momento che nell’Alta Corte disciplinare, magistrati giudicanti e requirenti si ritrovano insieme (6 +3). Quindi li abbiamo separati al concorso per rimetterli insieme quando svolgono la funzione più rilevante, quella disciplinare.
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Altro obiettivo della Riforma era quello di evitare una giustizia domestica, cioè magistrati che giudicano se stessi. E invece ci ritroviamo un’Alta Corte disciplinare, composta da magistrati, per di più giudicanti e requirenti. Altro obiettivo disatteso.
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È stato introdotto il sorteggio per la scelta dei membri togati nei due CSM e nell’Alta Corte disciplinare. Mentre i membri laici vengono inseriti in un elenco che il Parlamento COMPILA MEDIANTE ELEZIONE. L’estrazione a sorte da questo elenco non cambia la sostanza. I membri laici sono scelti mediante elezione dal parlamento. Con buona pace di tutti quelli che continuano a sostenere che il CSM è un organo di alta amministrazione. Se lo è non può esserlo solo parzialmente. Quindi il CSM continua ad essere elettivo rappresentativo per la componente laica di spettanza del parlamento.
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A legislazione vigente il Presidente della Repubblica ha funzione di garanzia e non partecipa alle sessioni ordinarie del CSM. Con la Riforma il PdR nomina tre componenti dell’Alta Corte disciplinare, perdendo completamente il suo ruolo di garanzia. Immaginiamo cosa può succedere se un provvedimento disciplinare in danno di un magistrato per grave negligenza venga adottato o negato grazie ai voti dei componenti nominati dal PdR, che verrebbe trascinato in inevitabili speculazioni politiche.
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Si prevede che il CSM giudicante possa chiamare al ruolo di consiglieri di cassazione oltre a professori e avvocati (facoltà già riconosciuta al CSM) anche magistrati requirenti. (Ancora tu, ma non dovevamo vederci più?).
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Il quorum per eleggere i componenti del CSM attualmente è di 3/5 degli eletti del Parlamento in seduta comune e, dopo le prime votazioni, dei 3/5 dei presenti. Ed è stabilito da una legge ordinaria. La legge attuativa dell’eventuale Riforma costituzionale dovrà regolare non solo il metodo del sorteggio, ma anche le modalità di elezione da parte del parlamento. Tutto può succedere.
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La Riforma si propone di ridurre lo strapotere delle correnti e, soprattutto, la prepotenza dei pubblici ministeri. Ma, al contrario, non solo non potrà mai eliminare le correnti che saranno libere di consolidarsi dopo il sorteggio, in seno al CSM, ma ha rinforzato il ruolo e il peso della magistratura requirente nell’organo di autogoverno. Infatti la magistratura requirente che oggi rappresenta 1/6 dei componenti eletti del CSM, con la riforma avrà un CSM unico in cui potrà contare su una maggioranza di 2/3 e avrà una componente di 1/5 nell’Alta Corte disciplinare.
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La Riforma ha attribuito all’Alta Corte disciplinare il potere di disciplina, ma ha stabilito che nessuno provvedimento può essere applicato se non dal rispettivo CSM. Quindi chi punisce?
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La Riforma non modifica il principio dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura. Ma si è dimenticata di cambiare l’ultimo comma dell’articolo 101 della Costituzione che stabilisce che “I giudici sono soggetti solo alla legge”. I Giudici! Non i magistrati. Può sembrare un bizantinismo ma non lo è affatto. Direi piuttosto un lapsus freudiano.
Infine una semplice puntualizzazione. La Riforma non eviterà gli errori giudiziari, non eviterà che la gente subisca misure cautelari e poi venga assolta. Per questo bisognerebbe riformare la giustizia e non la giurisdizione. E soprattutto ci vorrebbe una classe politica che mettesse la giurisdizione nelle condizioni di rendere giustizia.
Ma evidentemente le esigenze erano altre.









Tecnicismi a parte, che pure può essere interessante conoscere, vorrei sottolineare che questa riforma segue altri provvedimenti ordinari, complessivamente mirati a limitare di fatto i poteri di indagine della magistratura e il giornalismo d’inchiesta, oltre che a spostare la repressione e l’attenzione dell’opinione pubblica sui reati comuni. Quindi basta fare un passo indietro e guardare nel loro insieme le novità normative più recenti su queste materie, per decidere senza dubbi di votare NO, nella consapevolezza che, se la riforma in questione passasse, sarebbe la premessa di chissà quali altre misure, per finire di mettere al riparo politica e colletti bianchi e di dare in pasto alla gente spacciatori, ladruncoli, piccoli truffatori, omicidi stradali e famigliari e simili.