GIORNATA DELLA MEMORIA

Era il 27 gennaio 1945 quando le truppe sovietiche dell’Armata Rossa abbattevano i cancelli di Auschwitz.
E rivelavano al mondo, per la prima volta, la realtà del genocidio in tutto il suo orrore.
Il campo era stato evacuato e in parte distrutto dalle SS prima dell’arrivo dei russi. Le truppe sovietiche vi trovarono circa 7.000 sopravvissuti, insieme a corpi morti, abiti, scarpe, tonnellate di capelli, strumenti di tortura e di morte.
La data della liberazione di Auschwitz, raccontata da Primo Levi in La tregua, è diventata il Giorno della Memoria. Nella sola “fabbrica della morte” furono uccisi almeno un milione di prigionieri: uomini, donne, bambini. Quasi tutti ebrei. Ma anche polacchi, Rom, Sinti, prigionieri di guerra sovietici, testimoni di Geova e altri nemici della Germania di Hitler.
IL NUMERO DELLE VITTIME
Quando il comandante nazista Höss, dopo la guerra, stese le proprie memorie nel carcere di Cracovia (tra il settembre 1946 e il gennaio 1947), non espresse praticamente alcun sentimento di pentimento. Al postodel rimorso, incontriamo semmai una specie di malcelato orgoglio, per essere riuscito a svolgere il terribile compito che gli era stato affidato, superando tutte le difficoltà tecniche e i problemi psicologici.
Nei primi interrogatori che furono condotti in Germania, subito dopo il suo arresto, da funzionari militari inglesi, non senza fierezza Höss parlò di 2 500 000 vittime uccise col gas e di altre 500 000 persone morte a seguito del lavoro forzato, della fame e delle malattie. Più tardi (a Cracovia) dichiarò che quella cifra probabilmente era esagerata ed eccessiva; tuttavia, nella sua ultima deposizione (l’11 gennaio 1947) affermò di nuovo che, durante la sua attività, ad Auschwitz perirono “milioni di persone”, anche se poi ammise di non saper indicare alcuna cifra esatta. La Commissione d’Inchiesta per i crimini tedeschi in Polonia accolse questa versione, sicché Höss fu accusato di aver provocato il decesso di “300 000 persone internate nel campo come detenuti registrati, circa 4 000 000 persone, in prevalenza ebrei, deportati ad Auschwitz da diversi paesi d’Europa per esservi sterminati e perciò non inclusi nei registri del campo, circa 12 000 prigionieri di guerra sovietici internati nel campo contro la normativa internazionale sul trattamento dei prigionieri di guerra”.
I GIOVANI MONOPOLITANI INTERNATI NEI LAGER NAZISTI
Alba Enrico, Bregante Azeglio, Brescia Francesco, Camicia Mario, Campanelli Nino, Cavallo Alfredo, Ladogana Giuseppe, Lopriore Antonio, Montanaro Francesco, Piangevino Francesco, Pirchio Luigi, Rizzo Giacomo, Semeraro Lorenzo, Scisci Angelo, Rossani Mario, Vozza Giovanni e tanti altri sconosciuti
Nota: in elenco della Croce Rossa tratti dal Ministero della Difesa ( che mi ha indicato Pasquale Topputi) sono riportati i nomi di 180 internati di Monopoli tornati dai lager.. Cercherò di estrarre i loro nomi dai 311 fogli per pubblicarli, in loro omaggio.
PRIMO LEVI
“La storia della deportazione e dei campi di concentramento non può essere separata dalla storia delle tirannidi fasciste in Europa: ne rappresenta il fondamento condotto all’estremo, oltre ogni limite della legge morale che è incisa nella coscienza umana”.
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no .
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
SERGIO MATTARELLA, Presidente della Repubblica
Non c’è torto maggiore che si possa commettere nei confronti della memoria delle vittime che annegare in un calderone indistinto le responsabilità o compiere superficiali operazioni di negazione o di riduzione delle colpe, personali o collettive.
Non si deve mai dimenticare che il nostro Paese, l’Italia, adottò durante il fascismo – in un clima di complessiva indifferenza – le ignobili leggi razziste: il capitolo iniziale del terribile libro dello sterminio; e che gli appartenenti alla Repubblica di Salò collaborarono attivamente alla cattura, alla deportazione e persino alle stragi degli ebrei.
Un portato inestinguibile di dolore, di sangue, di morte sul quale mai dovremo far calare il velo del silenzio. I morti di Auschwitz, dispersi nel vento, ci ammoniscono continuamente: il cammino dell’uomo procede su strade accidentate e rischiose.
Lo manifesta anche il ritorno, nel mondo, di pericolose fattispecie di antisemitismo: del pregiudizio che ricalca antichi stereotipi antiebraici, potenziato da social media senza controllo e senza pudore.
La nostra Costituzione dispone con chiarezza: tutti i cittadini sono portatori degli stessi diritti.
Anche ai nostri giorni, la ruota della storia sembra talvolta smarrire la sua strada, portando l’umanità indietro, a tempi e stagioni che mai avremmo pensato di dover rivivere.
Le conquiste della pace e delle libertà democratiche sono esaltanti e vanno salvaguardate di fronte a risorgenti tentazioni di risolvere le controversie attraverso il ricorso alla guerra, alla violenza, alla sopraffazione.
Il fanatismo, religioso o nazionalista, che, mosso da antistoriche e disumane motivazioni, non tollera non soltanto il diritto ma neppure la presenza dell’altro, del diverso, ritiene di poter imporre la sua visione con la forza, la guerra e la violenza, violando i principi fondamentali del diritto internazionale e della civiltà umana.
In alcune zone del mondo, in un’epoca così travagliata come la nostra, sembra divenuta impossibile non soltanto la convivenza, ma persino la vicinanza.
Assistiamo, nel mondo a un ritorno di antisemitismo che ha assunto, recentemente, la forma della indicibile, feroce strage antisemita di innocenti nell’aggressione di terrorismo che, in quella pagina di vergogna per l’umanità, avvenuta il 7 ottobre, non ha risparmiato nemmeno ragazzi, bambini, persino neonati. Immagine di una raccapricciante replica degli orrori della Shoah.
L’angoscia sorge anche per le numerose vittime tra la popolazione civile palestinese nella striscia di Gaza.
Anzitutto per l’irrinunziabile rispetto dei diritti umani di ciascuno, ovunque. E anche perché una reazione con così drammatiche conseguenze sui civili, rischia di far sorgere nuove leve di risentimenti e di odio.
Coloro che hanno sofferto il turpe tentativo di cancellare il proprio popolo dalla terra sanno che non si può negare a un altro popolo il diritto a uno Stato.
Ci ostiniamo a rimanere fiduciosi nel futuro dell’umanità. Nella convinzione profonda che un futuro intriso di intolleranza, di guerra e di violenza, non sia il desiderio iscritto nelle coscienze delle donne e degli uomini.
LILIANA CAMARDA
monopolitana, già dirigente scolastica.
La storia non è solo quella scritta sui libri; è quella scritta sulle pagine delle nostre vite e delle vite dei nostri fratelli, spesso con il sangue al posto dell’inchiostro.
Oggi – e non solo oggi – non lo dimentichiamo.
Ricordiamo ai nostri figli e ai nostri alunni che la barbarie è sempre dietro l’angolo e che, se non ha senso alimentare vecchi rancori, ha senso prevenire ulteriori drammi.
Non si possono riscrivere certe pagine, ma il sangue versato ingiustamente nel passato può avere senso e riscatto nella misura in cui può servire a fare in modo che non se ne versi ancora.
Facciamo tesoro degli errori/orrori dell’umanità per costruire un’umanità davvero umana.
Se chi dimentica è colpevole, non lo è di meno chi dice di ricordare e poi pratica nuove forme di morte, a maggior ragione se le spaccia per presunte libertà e forme di “superiorità intellettuale” o per difesa della propria cultura (che è altro).
TERESA TROPIANO
poetessa monopolitana.
Amari ricordi
scivolano nell’oblio
del tempo tiranno
fagocitati dalla frenesia
del vivere,
seppellendo lembi di dolore
che appartiene al passato,
al fratello del fratello,
troppo in fretta dimenticato.
Se bastasse l’oggi
a riesumare polveri sepolte
e a rinfrescare menti lobotomizzate,
sarebbe la salvezza dell’umanità.
Quest’umanità logorata
dalla superba azione
e misera sopraffazione
del fratello sul fratello.
Vittime del proprio ego
vestono il finto saio dell’umiltà,
loro, i mostri del potere,
avvinti da delirio di onnipotenza,
affetti da cronofobia,
afferrano forte
la spada dell’arroganza
per ferire per primi
ed aver l’ultima parola
nell’assoluta convinzione
d’aver sempre ragione
come se l’equità
fosse solo un’opinione.
Guerra dei poveri
in questo mondo
che gira solo a metà
nel caos primordiale,
in cerca dell’assoluta verità
sicché la memoria si perde
e non ricordiamo più
che saremo tutti uguali
dinanzi a Dio
quando la morte ci porterà via
e persino l’amore, di noi,
nell’ultimo giorno,
si dimenticherà
e lascerà memoria al dolore!








