27 gennaio 2023
Giornata internazionale in memoria delle vittime dell’Olocausto da parte dei nazisti.
MONOPOLI annovera tanti figli della città, giovanissimi soldati nella seconda guerra mondiale, che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, con l’arrivo degli Alleati, furono arrestati dai tedeschi e deportati nei campi di concentramento in Germania.
Diversi morirono in quei lager tra stenti di fame e di freddo, altri tornarono a casa nel 1945, alla fine della guerra, con i corpi scheletriti, dopo un lungo viaggio fortunoso, anche a piedi, accolti dai familiari dopo due anni in cui non avevano notizie.
Ricordiamo alcuni nomi, di cui si ha conoscenza:
ALBA ENRICO, APRILE COSIMO (soldato in Dalmazia non internato) BREGANTE AZEGLIO, BRESCIA FRANCESCO, CAMICIA MARIO, CAMPANELLI NINO, CAVALLO ALFREDO, LADOGANA GIUSEPPE, LOPRIORE ANTONIO, MONTANARO FRANCESCO, PIANGEVINO FRANCESCO, PIRCHIO LUIGI, PIRRELLI VITO (partigiano in Dalmazia non internato) RIZZO GIACOMO, SEMERARO LORENZO, SCISCI ANGELO, ROSSANI MARIO, VOZZA GIOVANNI.
Di altri che non abbiamo memoria, potremmo avere notizia dai familiari e conoscenti.
Tra i prigionieri internati Enrico Alba (Monopoli 1921-2012), professore di lettere, esponente di rilievo della DC, deputato dal 1959 al 1968.

La Memoria è patrimonio dell’umanità e rappresenta il tributo inestinguibile alle vittime dell’Olocausto, il genocidio nei confronti degli ebrei d’Europa e lo sterminio di tutte le categorie di persone ritenute “inferiori, per motivi politici o razziali” di cui si resero responsabili il governo nazista e i loro alleati nel corso del secondo conflitto mondiale.
Tra le azioni condivise a livello globale che hanno contribuito a fissare il ricordo di ciò che avvenne in quegli anni, dobbiamo annoverare la Risoluzione del 1° novembre 2005 con cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato il 27 gennaio “Giornata internazionale in memoria delle vittime dell’Olocausto“
Nella Risoluzione si invitano gli Stati membri a promuovere programmi educativi che tramandino la memoria dell’Olocausto alle nuove generazioni al fine di prevenire in futuro atti di genocidio.
Il 27 gennaio fu scelto come data simbolica per ricordare l’arrivo, nelle prime ore dell’alba, dell’Armata Rossa nel campo di Monowitz, sede di un immenso complesso chimico e nel pomeriggio in quelli di Birkenau e di Auschwitz.
Nei combattimenti per la conquista dei tre campi principali morirono 231 soldati russi. In tutto il complesso rimanevano solo 7.000 detenuti in condizioni drammatiche, tra di essi Primo Levi che racconterà nel libro-testimonianza intitolato “La tregua” l’esperienza della fine della prigionia nel lager e il difficile ritorno a casa.
Testimoniare con le immagini cosa era accaduto nei campi di concentramento fu ritenuto, fin da subito, dagli eserciti di liberazione necessario affinché rimanesse traccia indelebile degli atti criminali e disumani compiuti al loro interno.
Le stesse SS avevano girato negli anni precedenti, per scopi pubblicitari diametralmente opposti un filmato nel campo di transito olandese di Westerbork.
Così mentre i soldati dell’esercito russo giravano un lungo filmato ad Auschwitz che testimoniava la spaventosa condizione di vita che trovarono nei campi ad Ovest, soprattutto a Bergen-Belsen, gli anglo-americani riprendevano molte sequenze che furono poi montate dal regista Alfred Hitchcock.
Di grande valore umano e storico sono, inoltre, i documentari basati sulle interviste ai sopravvissuti. Tra di essi ricordiamo Schindler, girato nel 1983 con immagini d’epoca, intervallate da importanti interviste ai sopravvissuti della famosa “lista” e Ritorno ad Auschwitz, dedicato al viaggio che Primo Levi fece ad Auschwitz.
Anche il cinema ha dato un grande contributo nel mantenere viva la memoria delle vittime della Shoah con film realizzati in tutto il mondo, dal famosissimo “Schindler list”, al “Diario di Anna Frank”, “Shoah”,“Kapò”, “Il Pianista”, “La vita è bella” e molti altri.
Possiamo, quindi, dire che se le intenzioni dei carnefici nazisti era quello di cancellare ogni traccia dell’esistenza del popolo ebraico, senza lasciare alcuna prova del crimine, il progetto è fallito perché la Memoria collettiva ha mantenuto vivo il ricordo di milioni di vittime della Shoah.
Auschwitz : il lager dello sterminio e dei forni crematori.

1,1 milioni di prigionieri furono uccisi ad Auschwitz. Circa il 90% di loro erano ebrei. Altre vittime includevano polacchi, romeni, sovietici e anche italiani.
Le camere a gas ospitarono esecuzioni di massa, usando il pesticida Zyklon B. Altri sono morti a causa delle condizioni deplorevoli, che hanno portato alla fame, alle malattie e agli esperimenti medici.
Quando entravano ad Auschwitz, ai prigionieri veniva detto che se avessero lavorato sodo, sarebbero stati liberati.
All’ingresso del campo c’era anche striscione in metallo con una scritta in tedesco, che tradotto significa: “Il lavoro rende liberi”.

Il campo era circondato da due anelli di recinzioni di filo spinato elettrificate, così come torri di guardia.
I prigionieri, per essere individuati, avevano tatuato sull’avambraccio sinistro un numero.

All’atto della registrazione i deportati ricevevano speciali abiti a strisce azzurro-grigio che, essendo visibili anche da lontano, ostacolavano eventuali tentativi di fuga.

Per le scarpe, i prigionieri ricevevano zoccoli di legno di tipo olandese o scarpe con suola di legno.
Le uniformi, sporche e piene di pidocchi, quasi mai della misura giusta, si indurivano a contatto con la pioggia e gli zoccoli, che certo non agevolavano il movimento, costituivano un’ulteriore sofferenza per i detenuti.
In molti casi i prigionieri non avevano gli zoccoli, erano costretti a camminare, lavorare e stare in piedi scalzi, persino durante i lunghi appelli.
I detenuti, per difendersi dal rigore degli inverni dell’epoca, rinforzavano la blusa “invernale” con pezzi di carta ricavati dai sacchi di cemento vuoti, nonostante ciò fosse severamente vietato.
La pulizia dei vestiti veniva permessa solo ai prigionieri che per motivi di lavoro erano in contatto diretto con le SS, che avevano un terrore-panico dei pidocchi.
Solo il 15% dei circa 7.000 membri delle SS naziste che lavoravano nel campo furono successivamente condannati per aver commesso crimini di guerra.
Anna Frank è forse la prigioniera più famosa di Auschwitz, grazie alla pubblicazione del suo diario anni dopo. Purtroppo, sopravvisse al campo, ma morì nel marzo 1945 di tifo nel campo di Bergen-Belsen. Suo padre visse fino al 1980, poiché anche lui fu lasciato indietro quando i tedeschi abbandonarono Auschwitz.
Altri sopravvissuti ben noti includono gli scrittori Primo Levi, Viktor Frankl, Elie Wiesel (che ha ricevuto il premio Nobel per la pace nel 1986 per il suo lavoro di condanna della violenza etnica) e Simone Veil, che divenne presidente del Parlamento europeo dal 1979-82.
Oggi, Auschwitz è un patrimonio mondiale dell’UNESCO e sede di un museo, con mostre che includono immagini di prigionieri, i loro effetti personali, contenitori di pellet di pesticidi Zyklon B e altro ancora. La località è visitata da più di un milione di persone ogni anno.
ALLEGATO:
ANAGRAFICA DI GIACOMO RIZZO PRESSO AMBASCIATA DI GERMANIA.
COGNOME Rizzo NOME Giacomo Data di nascita 25-05-1922 Comune di nascita Monopoli
Provincia Bari Regione Puglia
POSIZIONE MILITARE Grado Soldato Reparto 26 Autocentro Tirana Arma Automobilisti Trasp.
CATTURA Fronte Albanese Luogo di cattura Tirana Data cattura 20-09-1943
RIENTRO Data rientro 28-09-1945
INTERNAMENTO Luogo internamento Impiego Stalag III D
FONTI PCM – Archivio Anrp – MEF







