EVENTO “MONOPOLI E I MONOPOLITANI”
Sul Sagrato della Cattedrale di Monopoli, luogo incantevole e identitario della città, tra la facciata della Basilica, il Muraglione, il Palazzo Vescovile, il Museo Diocesano e il Portico, si è svolto l’Evento di Presentazione del “Premio Tre Rose Città di Monopoli”.
L’evento, organizzato dall’Associazione Culturale Monopoli Tre Rose, ha visto la partecipazione di un pubblico numeroso ( oltre 350 persone), attento, appassionato ed emozionato.
Ad illustrare le finalità dell’iniziativa il prof. Stefano Carbonara, storico e scrittore, editore e presidente della rivista storica online www.monopolitrerose.it


Ha presentato Melania Acquaviva.
Il primo intervento è stato quello di Vincenzo Saponaro, storico maestro d’ascia e scrittore, ideatore e autore del Plastico della Città di Monopoli al tempo degli Spagnoli, conservato nella Sala dei Pescatori al piano terra della Biblioteca Comunale Prospero Rendella.

Ad accompagnare il maestro Peppino Lovecchio, prezioso collaboratore e curatore delle sue opere artistiche e culturali.

Nel corso della serata sono intervenuti gli esponenti più rappresentativi della cultura monopolitana: prof. Achille Chillà, docente di letteratura italiana, prof. Martino Cazzorla, dirigente del Polo Liceale, Francesco Pepe, scrittore e conoscitore di storia locale.
La prof.ssa Madia Todisco, monopolitana e docente di canto all’IISS Vito Sante Longo di Monopoli, in duplice veste di soprano e di violoncellista ha eseguito, con una particolare performance, alcuni brani: con il violoncello solo la Toccata VI e la Toccata X da “12 Toccate à solo” di Francesco Supriani, un compositore conversanese vissuto a cavallo fra il XVII e il XVIII secolo ; con la voce, accompagnandosi al violoncello, l’”Ave Maria” di Caccini e “Danza danza fanciulla gentile” di Durante. Quella di cantare e di accompagnarsi al violoncello è stata una scelta fuori dal comune e molto impegnativa perché quando si suona è difficile cantare e viceversa. La sua esibizione ha incantato il numeroso pubblico.
Cosimo Loperfido ha declamato, con mimica appropriata ed espressioni tipicamente popolari, alcune poesie in vernacolo monopolitano : Menòple / Mminze a Menzegnôre / U merchéte du martedê / Nu ragge de sôle.
Luigi Rizzo detto Gigi, appassionato divulgatore del vernacolo monopolitano, discepolo del prof. Luigi Reho, autore del Dizionario Etimologico del dialetto monopolitano, accompagnandosi alla chitarra e alla voce di Antonella Mitrotti ha cantato, emozionando e coinvolgendo il pubblico, diversi stornelli dialettali: U fundènire / â puccelèddè bèrèfatte / U vacandê / U fusse ( autore del testo Francesco Alo’).
Alcune di queste poesie e stornelli sono stati scritti da Tonio D’Arienzo, impedito dall’età ad intervenire.
Anna Longano ha letto due brani: uno su Pamela L’Abbate, giovanissima, scomparsa per mano sua nel 2019, e l’altro su un personaggio del centro storico, tratto dal libro di Osvaldo Capraro.
Annamaria Dibello ha ricordato Gianni Lenoci, suo consorte, illustre maestro, pianista e compositore monopolitano, docente del Conservatorio Musicale N. Rota, scomparso recentemente.
Melania Acquaviva ha letto un brano dello scrittore monopolitano Orazio Petrosillo su caratteri e bellezze del centro storico e della città di Monopoli.
A chiusura della serata tutti i protagonisti della serata sul palco, insieme al pubblico, hanno cantato Tignusì Tignusà, ironico e stuzzicante stornello sui diversi abitanti dei rioni e delle contrade di Monopoli.

MOSTRA COLLETTIVA DEI PITTORI
Sotto il portico della Cattedrale, in contemporanea con l’evento, è stata allestita una mostra collettiva di pittori monopolitani: Eleonora Alba, Antonio e Nino Brescia alla memoria, Donatella Bruno, Gianni Comes, Lia De Paolo, Antonella Dipalma, Lorenzo Fortunato, Alessandra Gengo, Martino Lamanna, Mina Mevoli, Graziana Minoia, Domenico Notarnicola, Belen Ramirez, Paolo Sardano e l’esposizione dei libri di autori monopolitani a cura delle librerie Minopolis e Mondadori
Sulle pareti del Portico sono stati esposti quattro pannelli riproducenti l’Albo degli Scrittori e dei Poeti di Monopoli, che sarà donato alla Biblioteca Comunale per essere a disposizione degli utenti.

In occasione dell’evento, con patrocinio gratuito del Comune, per sostenere le spese necessarie, sono rimasti a disposizione dei presenti i libri di S. Carbonara e di Felice Muolo, e i manufatti artigianali (cappellini, borsette e altro) realizzati da Pina Spinosa.


Il prof. Carbonara, nei saluti finali, ha ringraziato calorosamente tutti i protagonisti e il pubblico presente, sottolineando gli scopi della manifestazione, con l’auspicio che il progetto di Istituzione del Premio Tre Rose Città di Monopoli, da assegnare annualmente ai monopolitani, in Italia e nel Mondo, figli della città, distinti per meriti, capacità e moralità nei vari campi di attività e del sapere, possa essere realizzato.
All’uopo, nei prossimi mesi, sarà costituita una Commissione di esperti e studiosi locali, di chiara e documentata fama, che elaborerà un Regolamento specifico, a cui farà seguito un Bando Pubblico per la segnalazione dei meritevoli, la scelta dei benemeriti, l’invio al Comune di tutti gli atti per la conservazione in archivio.
L’assegnazione del Premio avverrà in una manifestazione pubblica da tenersi possibilmente nel prossimo agosto 2024.
I cittadini interessati alla collaborazione nel progetto sono invitati ad inviare la loro disponibilità ai seguenti contatti:
email: stefanocarbonara45@gmail.com
telefono: 3384591147
EVENTO E PROGETTO A CURA DI
Associazione Culturale Monopoli Tre Rose
Registrata all’Agenzia delle Entrate e iscritta al Registro Associazioni del Comune.
Presidente Stefano Carbonara, Soci fondatori Lella Leoci, Pina Spinosa, Antonio Losito, Francesco Losito.
Le immagini e i video qui sotto riprodotti sono di S. Carbonara, Bruna Demarinis, Angelo Lillo, Antonio Livrieri, Graziana Minoia, Pino Mirizzi, Paola Calabretto, Giuseppe Spalluto.
VIDEO DELL’EVENTO
AI TAVOLI E SOTTO IL PORTICO
IMMAGINI DEL PUBBLICO
INTERVENTI E COMMENTI
Anna Longano

In ricordo di Pamela
In coda a questo racconto ma anche in continuità con questo racconto che ci ha parlato di una persona ‘diversa’, una persona ai margini di una società giudicante, in comune accordo con Maria Rosaria Palazzo, vogliamo ricordare questa sera, sua figlia Pamela…Pamela L’Abbate, ragazza splendida e di molte qualità, che, il 9 Dicembre del 2020, pochi giorni prima di compiere 27 anni, ha ceduto all’urgenza di rinunciare alla vita, in preda ad uno stato di profonda depressione…e vogliamo ricordarla con le parole di sua madre che in un’altra sede ha detto: La depressione è una malattia, in tutti i sensi, non è contagiosa, ma molto pericolosa e ancora oggi poco riconosciuta… Spesso chi ne soffre viene discriminato, non capito, giudicato. Stategli vicino! Perché è una persona fragile e delicata e che, forse, sta pensando, appunto, di rinunciare alla vita… Due messaggi importanti vogliamo darvi, perché questo vuoto incolmabile possa acquistare un briciolo di senso, il primo è: esercitiamoci all’ascolto, in una società in cui si parla tanto, si parla troppo, noi esercitiamoci di più all’ascolto…il secondo messaggio è: la richiesta d’aiuto, se ci sentiamo a disagio, se ci sentiamo inadeguati e non più all’altezza delle aspettative della vita, se la tristezza e lo sconforto sta occupando ogni piccolo spazio del nostro cuore, se ci sentiamo troppo e troppo a lungo confusi, parliamone con qualcuno, scegliamo chi e apriamo il nostro cuore. Chiediamo aiuto. Covare dentro un disagio e farlo per tanto tempo può fare molto male e potrebbe far perdere l’amore per la vita…
Annamaria Dibello, vedova Gianni Lenoci

Un paio di mesi fa incontro per le vie della nostra città il professor Stefano Carbonara e chiacchieriamo del più e del meno come si fa abitualmente. Poi prospetta il progetto (evento di questa sera), il “Premio Tre Rose Città di Monopoli” che ha come obiettivo quello di assegnare ogni anno, un premio appunto, ai monopolitani che vivono in città, in altre città Italiane o in altri Paesi del Mondo, che si sono distinti nei vari campi del sapere. Quindi mi chiede se sono interessata a parteciparvi con un intervento di lettura di alcuni versi tratti da libri di autori monopolitani.
Immediatamente, d’istinto, rispondo di no. No, spiego, perché sono la persona meno adatta a salire su un palco a declinare in pubblico i versi di un altro autore, sia per timidezza, indecisione, ritrosia, ma anche perché la mia dizione non è certo delle migliori. Però, mentre mi giustificavo, parallelamente, elaboravo un altro pensiero e cosi dico a Stefano che in realtà vi potrei partecipare leggendo alcune pagine del libro di Gianni (Gianni Lenoci): “ALCHIMIA DELL’ISTANTE – riflessioni e paradossi di un improvvisatore” (l’improvvisazione non si improvvisa era solito dire).

Del resto mi sembra superfluo ricordare che Gianni ha abbondantemente contribuito a mantenere alto il livello culturale sia della città di monopoli che dell’Italia e buona parte del mondo.
Gianni ha dedicato tutta la sua vita, fino al suo ultimo giorno, allo studio della musica, alla ricerca di nuovi linguaggi e nuove tecnologie.
Il suo nome è già inserito, tra i più importanti, nelle enciclopedie, è citato in altri libri. I suoi lavori sono scelti da vari docenti ed inseriti nei programmi di studio in vari Conservatori.
Il suo metodo di insegnamento (a bottega) ha dato vita ad una scuola, appunto “la Scuola di Gianni Lenoci”.
Quindi io, in omaggio a Gianni ma anche a tutti i monopolitani, leggerò una lirica di Emily Dickinson inserita nel suo libro:
Ogni vita converge a qualche centro
Ogni vita converge a qualche centro,
Dichiarato o taciuto.
Esiste in ogni cuore umano
Una mèta,
Ch’esso forse osa appena riconoscere,
Troppo bella
Per rischiare l’audacia
Di credervi
Cautamente adorata come un fragile cielo,
Raggiungerla
Sarebbe impresa disperata come
Toccar la veste dell’arcobaleno.
Ma più sicura quanto più distante
Per chi persevera.
E come alto alla lenta pazienza
Dei santi è il cielo !
Non L’otterrà forse la breve prova
Della vita, ma poi
L’eternità rende ancora possibile
L’ardente slancio.
Da una lunga intervista, pubblicata in coda ad Alchimia dell’Istante, “L’arte mistica del vasaio”, curata da Donatello Tateo, alle due ultime domande Gianni risponde:
In quale relazione poni passione e talento?
Un talento senza passione è inutile. Il talento (ammesso che esista) cessa di essere tale se la passione non lo alimenta.
Nel trattare nuovi linguaggi, nello sfuggire continuamente a codici e vanità in condizioni permanente di trasformazione, ti accade di realizzare che stai cercando di esprimere sempre meglio, una stessa unica “cosa”?
Mi sono posto questa domanda più di 30 anni fa. Oggi sono giunto alla conclusione che in fondo ogni artista si confronta solo con la trinità di vita, amore e morte.
Orazio Petrosillo

Cara amica o caro amico che visiti Monopoli nel darti il benvenuto, ti affido volentieri alle pagine che seguono.
Vorrei soltanto segnalarti qualche spunto e, prima ancora, mi piacerebbe confidarti cosa è Monopoli per me che vi sono nato ed ho trascorso già tre quinti della mia vita fuori delle sue mura e della sua protezione. Per l’effetto combinato della lontananza e dell’amore alla mia terra e alle persone care che vi abitano, ti confesso che penso a Monopoli non solo come alla mia città d’origine, con le bellezze che scoprirai, ma quasi come ad una realtà dello spirito. Ogni volta che torno sono assalito da due contrastanti emozioni. L’euforia mi spinge a riprendere subito possesso affettivo dei luoghi della memoria, visitandoli appena arrivato. Ma avverto pure una sorta di rilassato abbandono. Come di chi arriva nella tranquillità del porto dopo una faticosa navigazione col mare mosso. All’imboccatura spegne i motori ed entra dolcemente per forza d’inerzia.
Invece tu. cara amica o caro amico, anche se in poche ore, Monopoli dovrai scoprirla personalmente. Però, come se fosse un’opera d’arte, ti suggerisco alcune angolature per ammirarne meglio la bellezza. Per cominciare, guardala dal molo nuovo. Ti consiglio di farlo all’imbrunire. quando i bagliori del tramonto stanno per essere sconfitti dalle luci delle vie e delle case. Di qui la città ti si squaderna come una scena col sipario levato: dal castello alla cupola di S. Teresa, al campanile della cattedra-le, alla muraglia, al resto delle abitazioni che sembrano premere per buttarsi in mare. Lo specchio d’acqua che al crepuscolo si fa cupo, già riflette tremolando le luci e mette nell’animo una dolce tranquillità favorendo pure il sentimento del trascorrere del tempo.
Se ammiri questo scorcio di giorno, lasciati poi sedurre dagli anfratti portuali. arriva all’arco del castello. segui le mura verso S. Salvatore guardando ora il mare ora le case sofferenti per la salsedine (a Monopoli devi coniugare spesso con lo sguardo il mare e la città), osserva attentamente l’ospedale gerosolimitano che dà sulla piazzetta di S. Giovanni, senza dimenticarti che nel Medioevo di qui ci si imbarcava per la Terra Santa. Uscito alla Porta Vecchia, vai a metterti vicino a quell’isolotto, dove un tempo c’era un pino da cartolina. Sperando per te che ci sia un bel maestrale che t’investa con l’odore del mare, voltati ora verso il campanile della cattedrale che vedi emergere da una compatta schiera di facciate bianche, alto come un dito verso il Trascendente, sotto un cielo azzurro. Non ti dico altro. I pensieri ti verranno. Se potrai allontanarti verso Porto Bianco ed arrivare allo spuntone roccioso del macello, ammirerai la cinta raccolta nelle sue mura che sembra fendere come prua il mare. Promettimi che, in una sera di luna piena. t’infilerai nel paese vecchio. L’ideale sarebbe trovare qualche angolo poco illuminato dove potresti ammirare il dialogo di luce della luna e delle pareti incalcinare di fresco con memorabili effetti argentei. Ti verrebbe voglia di un furtivo incontro amoroso, con parole appena bisbigliate. Tanto ci sarebbe soltanto la luna a guardarti, anzi a guardarvi se vi baciate.
Cammina lentamente gustando i silenzi e, sperando tu non abbia scarpe di gomma. ascolta l’eco dei tuoi stessi passi, soprattutto sotto gli archi con le immagini votive. Metti nel tuo giro il largo Palmieri con le sue chianche. il palazzo, S. Teresa e il vecchio campanile di S. Pietro. Su questa acropoli è nata Monopoli. Dillo alla luna che ti guarda.
Specie se ti trovi in agosto nella nostra città, vai a largo Cattedrale e volgiti alla nostra splendida Madonna della Madia che sembra sorriderti appena, ma in compenso, ti guarda molto materna con i suoi occhioni neri e ti saluta con la sua grande mano bianca mentre ti indica il suo Figlio. Guardala intensamente e pregala come ho visto fare da bambino.
Ancor oggi, come allora, tante donne si mettono in piedi sul sagrato e parlano alla Madonna il cui quadro illuminato si può vedere attraverso la porta aperta della cattedrale. C’è un po’ di pigrizia nel pregare la Vergine così da lontano, restando fuori al freschetto serale, ma sa tanto di confidenza familiare. A Monopoli la Madonna della Madia è una presenza materna molto avvertita. Non lo dimenticare
Se vuoi capire questa città non devi assolutamente trascurare il borgo. Forse va scritto con la maiuscola: il Borgo. In nessuna parte del mondo questo termine vuol dire soltanto ed esclusivamente piazza. O meglio: la piazza. In realtà, per i monopolitani il borgo è l’agora, e il salotto, è il luogo dove l’amore che sboccia diventa pubblico e perciò stesso impegnativo… Non posso svelarti tanti segreti del borgo. Li devi scoprire. Temo che dovrà passare del tempo
Allora potrai dire di essere diventato un monopolitano. Lo «struscio con i pro e i contro, è uno stile di vita. Equivale ad allontanare per un’ora o due dagli affanni e dalle preoccupazioni toppo invadenti.
Quello trascorso nel passeggio al borgo può pure essere un tempo visto e d’accidia. A me che corro sempre, fa l’effetto di una salutare pausa. Mi riconcilia con la vita. Soprattutto se trovo amici che non rivedo da tempo.
Tuffar nella città, cerca di vedere le cose notevoli, apprezza la naturale simpatia per l’ospite che hanno i suoi abitanti, industriati a trovare una terrazza dalla quale ammirare la processione dei campanili, soprattutto nelle ore pomeridiane di un luglio ventilato quando l’azzurro del cielo e la luce abbagliante ti danno sensazioni forti. Non trascurare piazza Garibaldi, gli archi di vico dei Gesuiti, l’Amalfitana, la frittura di pesce, il gelato di certe gelaterie che ti posso indicare solo a voce, i tegami di riso e cozze, un bel bagno in una delle tante calette con l’acqua trasparente, magari abbinando un’andata a Santo Stefano con il suo gioiello di abbazia.
Ti avverto che non potrai ritenere conclusa la visita a Monopoli senza scendere in una delle tante cripte o chiese rupestri: in città trovi la Madonna del Soccorso, nel punto d’approdo dell’icona della Madia. Fermati un attimo dinanzi a quello che resta degli affreschi, lasciati invadere dalla pace e dalla fede, dalla tranquillità agreste e dal raccoglimento nelle viscere della terra. immagina i riti e il salmodiare dei monaci basiliani. Di rigore dovrai mettere in programma una escursione alle torri di guardia sul mare e alle masserie fortificate nell’agro. Di queste ultime ve ne sono tante ed impressionanti: vere cittadelle agricole, munite di torri, ponti levatoi, alte mura, scale dalle originali conformazioni. In contrada Cozzana puoi ammirare le dimore quasi palladiane della villeggiatura dei signori monopolitani del 700 e dell’800.
Il saluto a Monopoli mi piacerebbe che tu lo dessi dal morte di S. Nicola o dalla loggia di Pilato. Sono i due migliori belvedere che abbiamo.
Trasformano la cinta in un diamante, dai colori cangianti durante il giorno, inserito in una campagna che appare naturalmente riposante
Dinanzi a Monopoli, mi sorprendo sempre a pensare al senso della vita e al trascorrere del tempo. E mi chiedo, invariabilmente, se ho fatto bene ad andare lontano.
Ferruccio Ferretti

Stamattina entrando nel portico sono stato colto da un deja-vu e mi sono rivisto quando, ragazzino, cercando mio padre, a volte lo trovavo seduto in una di quelle gallerie d’arte che a quei tempi facevano occhiolino a richiamare l’attenzione dei passanti, in alcuni punti del paese. Ricordo La Saletta e l’Ariete, per esempio. Erano veri e propri luoghi di happening nei quali vellicare il proprio gusto estetico, scambiarsi citazioni e nessi letterari, infervorarsi anche, per risalire a tradizioni e riferimenti a stili e contrapposizioni. Mi sono chiesto come mai, per quanto suggestivo il luogo scelto per questa occasione, le gallerie d’arte siano scomparse e si è debitori a chiese sconsacrate, per quanto anch’esse deliziose, per la fruizione delle opere; come mai non esistano più locali specializzati e deputati a questo compito per tutto l’anno.
La seconda considerazione che mi sento di condividere riguarda la quantità e qualità sia degli artisti espositori, sia della produzione letteraria monopolitana. Senza fare molto chiasso, con umiltà e passione la nostra città sta vivendo un nuovo fermento culturale. Se, nonostante i tempi un po’ regressivi, vanno aumentando sempre più coloro che vengono colti dal folle desiderio di prendere pennello, penna o qualsiasi altro attrezzo in mano per creare arte, alzarsi nel cielo della creatività, donare il proprio intimo a beneficio della collettività, questo è un bene per tutti.
Valorizzare e promuovere i talenti cittadini, pertanto, è un obiettivo che dovrebbe avere qualsiasi politica di qualsiasi colore, non per un meschino discorso di campanile, ma proprio per l’esatto contrario: la cultura serve per abbattere muri, per azzerare differenze, per regalarsi reciprocamente brandelli di emozioni, essa ha bisogno di camminare per il mondo e far conoscere ed apprezzare le proprie radici e le proprie tradizioni.
Stamattina dalle pareti del portico ci guardavano volti rugosi di pescatori, corpi diafani e sinuosi, la schiuma del nostro mare con la perenne sorveglianza del Miracolo, nature morte immerse in trionfi di colori, splendidi ritratti di animali, poetici mix di solitudini e malinconie. Ho scritto che ci guardavano e non ho sbagliato: perché loro, i dipinti, avevano preso vita e, a ciascuno in modo soggettivo, rivelavano qualcosa di sé che avevamo rimosso o non sapevamo di possedere. Herman Hesse ha scritto che “l’Arte significa: dentro ad ogni cosa mostrare Dio”. E ognuno di noi ha la possibilità, attraverso essa, di vedere qualcosa di eterno.
ALBO SCRITTORI E POETI DI MONOPOLI

























































































































