Il Borgo, oggi piazza Vittorio Emanuele.

Per lungo tempo, mentre si costruiscono i fabbricati delle 82 isole del cosiddetto “sobborgo murattiano”, la grande piazza prevista come raccordo tra l’antica e la nuova città è solo uno spazio di terra battuta, spesso invaso dalle acque, localizzata in quella che era la “Pianura di S. Giuliano”.
Nel 1872, su progetto dell’architetto Sebastiano Losavio, si delinea il piano di sistemazione, che prevede la piazza giardino (quello che chiamiamo oggi il Borgo) con lo stradone centrale.
Si estende per 21.712 metri quadri, con un lato maggiore di mt. 155,75 e quello minore di mt. 139,40. Per grandezza sarà la piazza più grande della Puglia e una delle più grandi di tutto il Sud Italia.
Dalla pianta topografica dell’ingegnere Alvise Collavitti del 1877 si evince l’assenza di tutta la muraglia interna, sul confine tra il vecchio abitato e la nuova città. Rimane solo un tratto di mura compreso tra la Cattedrale, Porta Vecchia e il Castello.
Lo stesso ingegnere Collavitti progetta nel 1885 la ristrutturazione del Convento di S. Francesco, per adattarlo a nuovo Municipio.
Nel 1893 prosegue la sistemazione della piazza: si piantano gli alberi di leccio, viene aperta la strada che corre lungo i quattro lati, viene realizzata una rotonda per orchestrine, circondata da un roseto, sul rettangolo a Nord.
Nel 1914 viene approvato il regolamento edilizio che detta i criteri e le norme per la costruzione degli edifici cittadini, fissando un rapporto tra l’altezza dei fabbricati e la larghezza della strada, che limita le costruzioni ad un massimo di tre piani.
Per il controllo è nominata una apposita commissione edilizia composta da consiglieri comunali e autorità sanitaria.

Nel 1926 viene eseguita finalmente la pavimentazione della piazza, nel 1928 su progetto di Edoardo Simone di Brindisi viene costruito il Monumento ai Caduti.
Contemporaneamente, durante l’amministrazione dei podestà, per celebrare i fasti del fascismo, si costruisce la fontana monumentale, in sostituzione della precedente rotonda con roseto.
Nel 1944, con l’avvento del governo locale di liberazione nazionale nominato dal CNL di Bari, sindaco il marchese Francesco Maria Palmieri, viene deliberato l’abbattimento della fontana fascista, ma i lavori di abbattimento sono eseguiti intorno agli anni 1959-1960. Al suo posto è realizzata un’aiuola con piante.
Negli anni ’80, sindaco il democristiano Walter Laganà, la piazza del Borgo viene interamente ristrutturata con l’installazione di panchine e la collocazione di piante esotiche nell’aiuola, delimitata da un’artistica recinzione metallica.
Durante l’amministrazione di Emilio Romani, viene spiantata l’aiuola per far posto nuovamente alla costruzione di una nuova fontana, progettata dall’architetto Arturo Cucciolla ed inaugurata il 30 dicembre 2011.

I Rifugi Antiaerei sotto il Borgo.

Per la presenza sul suo territorio dei grandi serbatoi della Società Italo Americana del petrolio e del Comando militare del IV Deposito Carburanti con l’annessa area militare della Cervina, Monopoli diventa bersaglio di incursioni aeree da parte dei caccia bombardieri inglesi nei primi mesi del secondo conflitto mondiale che vede l’Italia fascista alleata con i tedeschi.
All’inizio del conflitto la città è dotata di un piccolo rifugio sotterraneo antiaereo posto sul lato monte del Monumento ai Caduti, nei pressi di una grande cisterna per uso pubblico.
Il 15 novembre 1940 dalle ore 3 alle ore 3.20 sono sganciate 13 bombe dirompenti con centinaia di spezzoni incendiari; si rilevano danni nelle campagne ma senza ripercussioni sulla popolazione. Il 16 novembre 1940, dalle ore 19.30 alle 21.10, con 8 bombe esplose e alcune decine inesplose, sono procurati notevoli danni agli edifici urbani, in particolare al Teatro Rendella. Muore il segretario comunale Clemente Cancelli, travolto da un muro mentre si trova negli uffici di via Polignani.
Dopo i due bombardamenti, emerge la impellente necessità di dotare la città di un’adeguata protezione antiaerea (PAA). Solo il 15 dicembre 1942 il podestà Clemente Meo Evoli affida ad Angelo Brescia, ingegnere capo del Comune, la redazione del progetto con la previsione di una galleria sotterranea e di ricoveri tubolari nei sotterranei della Piazza Vittorio Emanuele.
I lavori sono affidati con appalto alla ditta Domenico Marasciulo. Nel corso dei lavori i rifugi vengono utilizzati in modo provvisorio dai cittadini, al momento dello squillo delle sirene d’allarme.
Il 3 marzo 1943, si rinuncia ai ricoveri tubolari, optando per la costruzione di una seconda galleria.
Le opere finali consistono in due gallerie, ciascuna della lunghezza di circa 200 metri, disposte in diagonale, costruite in materiale calcarenitico alla profondità di 8 metri dal piano della piazza.
Vengono collegate due cisterne già esistenti; sono costruiti n. 4 pozzi di aerazione, di cui due funzionanti anche come uscite di sicurezza con scale a pioli di ferro infissi nella roccia, una latrina con relativo pozzo di assorbimento, una deviazione a martello, diversi cunicoli per il collegamento dei bracci ai pozzi di aerazione. Il costo finale dell’opera, dalle 734.000 lire previste, passa a 838.357 lire, comprensive, però, dell’impianto elettrico.

I rifugi, che possono ospitare circa 4.200 persone, vengono inaugurati con la benedizione del vescovo Gustavo Bianchi dopo l’8 settembre ’43, quando il meridione d’Italia è già sotto il controllo degli Alleati, americani e inglesi.
Il collaudo avviene il 6 aprile 1948 durante l’amministrazione presieduta dal sindaco Onofrio Manghisi.
I rifugi sono rimasti chiusi e inutilizzati per sessant’anni. In seguito all’interessamento dei professori Martino Cazzorla e Raffaele Santo dell’IPSIAM, il 15 dicembre 2009, alle ore 4.30, viene effettuato un sopralluogo per visionare lo stato dei rifugi sotterranei.
Il 4 novembre 2010, alle 6.30, il Gruppo Puglia Grotte della Federazione Speleologica Pugliese, effettua le operazioni di rilievo, che si concludono con l’elaborazione di una planimetria, corredata da una ricca documentazione fotografica.
Negli anni successivi viene realizzato il progetto di recupero e di valorizzazione dei rifugi.
Si rivela un’utile operazione per la conservazione della memoria storica cittadina con importanti riflessi nel settore del turismo culturale.








La fontana abbattuta nel 1944? Ne sei proprio sicuro? Nei primi anni 50 ricordo che c’era ancora…
Il provvedimento di abbattimento fu assunto dalla giunta del tempo. L’abbattimento vero e proprio fu eseguito nei primi anni ’50.
Mentre leggevo l’articolo anche io ero rimasto perplesso perché ricordavo di averci giocato dentro da bambino. Considerando che sono nato il 1951 l’abbattimento della vecchia fontana è avvenuta molti anni dopo quel 1944 ricordato dal prof. Carbonara.