
Tanti strilloni per tutta Milano. Cosa succede? Nasce un quotidiano. Il Corriere della Sera. Un nome nuovo e strano, che cattura e attira l’attenzione dei milanesi, che si stanno sorseggiando l’ultimo caffè, perché il Carnevale Ambrosiano è finito da poco. Il giorno dopo ognuno deve riprendere il lavoro.
Chi è il fondatore? Si chiama Eugenio Torelli Viollier. Nel suo primo editoriale annuncia già tutto: «Pubblico, vogliamo parlarti chiaro». Si rivolge direttamente ai suoi lettori, perché il giornale vuole essere protagonista. Infatti, afferma: «L’informazione deve essere basata sui fatti e sulla chiarezza». Una idea straordinaria. Da scuola di giornalismo.
Il giornale ha subito successo. Va praticamente a ruba. Per una copia solo cinque centesimi. Se ne vendono subito quindicimila. Tutto esaurito. L’incasso è pari a settecentocinquanta lire. Inoltre, c’è la coda sotto la Galleria, prima sede del Corriere. Due piccole stanze. Solo tre redattori per procurarsi l’abbonamento. Si parte con cinquecento abbonati.
È una finestra. Quella dell’innovazione. Un momento molto particolare per Milano. Siamo a metà Ottocento. Verso la fine del secolo è nato il Politecnico. Inaugurata la prima tranvia a cavalli: da Milano arriva a Monza e viceversa. Tra poco si apre la prima centrale elettrica d’Europa. In via Santa Radegonda. Tra poco, Enrico Forlanini, un signore davvero stravagante, farà volare un apparecchio con due eliche molto strane. Così nasce l’aviazione. È, inoltre, tutto pronto per la prima telefonata della storia italiana fra il sindaco di Milano e il sindaco di Varese.
La borghesia preme. Vuole emergere. Avere una voce. Torelli Viollier è consapevole e tende a interpretare questa coscienza emergente. È un giovane brillante. Napoletano. Nella città campana ha fatto fortuna.
È riuscito a convincere Alexandre Dumas, grandissimo scrittore, autore de “I tre moschettieri” e “Il conte di Montecristo”, ad assumerlo come assistente e come traduttore.
La prima esperienza. Poi fa anche un celebre soggiorno a Parigi, per capire qual è la linea dei giornali francesi dell’epoca. Impara tantissimo. Torelli Viollier è pronto per il suo esordio a Milano e inseguire il suo sogno: fondare un giornale in una città di appena trecentomila abitanti con all’attivo ben otto quotidiani.
Un momento politico molto interessante l’Italia divisa e dilaniata tra destra e sinistra, come già accaduto tante volte nella sua storia. Vuole creare un giornale che tutti i giorni racconta i fatti e non prende posizione. L’editoriale è straordinario: «Ai giornali dello scandalo e della calunnia sostituiamo i giornali della discussione pacata ed arguta, della verità fedelmente esposta, degli studi geniali, delle grazie decenti. Rialziamo i cuori e le menti, non ci accasciamo in una inerte sonnolenza, manteniamoci svegli col pungolo dell’emulazione».
È straordinario. Un messaggio unico. Quando Torelli lascia la sua prima direzione, poi tornerà altre due volte, nel 1891, nel suo editoriale di addio afferma che il quotidiano deve essere «cultore del vero». Una espressione superlativa. Ci riguarda anche oggi.
Nel 1900 Torelli Viollier muore. Una data simbolica. Un anno da ricordare. Sembra che quest’uomo straordinario voglia dire: “Ho raccontato l’Ottocento. L’ho capito e poi ho anticipato il Novecento”. Muore esattamente all’inizio del nuovo secolo.
Antonio Losito






