Per essere felici non dobbiamo aver paura della morte.
È la lezione e la tesi di Epicuro.
È coerente, ma costa un prezzo troppo alto condividerla.
Noi non accettiamo la morte perché è causa delle nostre inquietudini e del nostro scontento.
L’infelicità è determinata dalle nostre insicurezze.
Non solo la malattia o i gravi sconvolgimenti atmosferici, quello che più ci attanaglia è la paura della morte.

Sono la fonte dell’umana “insecuritas”.
Le lezioni dell’anno accademico 1980/81 del prof. Giuseppe Semerari, titolare della cattedra di Filosofia Teoretica presso l’Università degli Studi di Bari.
Possiamo additare la morte come uno scandalo insopportabile.
Ci sgomenta la sola idea e la consapevolezza che un giorno non ci saremo più.
La religione e la filosofia sono nate per rispondere a queste domande. Ma il loro potere è limitato.
Lo spiega molto bene Sigmund Freud ne “Il disagio della civiltà”, Boringhieri Editore, 1977.
Esattamente nel saggio “L’avvenire di una illusione” del 1927, dove, nel criticare le ipocrisie della società occidentale, esterna le sue meditazioni sulla religione, implacabilmente definita la grande illusione dell’umanità.
E la scienza? La ricerca?
Servono per prolungare quanto più possibile la nostra vita. Allontanano la morte, ma non la sconfiggono. Per questo Epicuro emette la sua sentenza:
«La morte non è nulla per noi». «Se c’è la morte, non ci siamo noi. Se ci siamo noi, non c’è la morte».
Antonio Losito







