Trentasette anni, lavora presso l’Istituto “Basilio Focaccia” di Salerno. «I professori si sentono in imbarazzo con me, ma io ho scelto la famiglia alla carriera»
Laurea in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio, incorniciata e appesa al muro di casa.
Adesso Carla fa un altro lavoro. A scuola. Non insegna.
È collaboratrice scolastica, cioè fa la bidella.
Ben voluta da studenti e professori. Questi sono molto rispettosi, specialmente quando le devono chiedere di soddisfare le incombenze legate al suo incarico.
«Che c’è di strano? mica sto sul piedistallo». È la sua risposta sottintesa.
I ragazzi, invece, preferiscono confidarsi con lei. Racconta: «Quando è scoppiata la guerra, molti sono venuti a parlare con me».
110 è stato il voto della sua laurea, conseguita nel 2019. «Mio marito è impiegato a Napoli in una grande compagnia di navigazione».
Vincenzo, il figlio, ha otto anni.
«Ho avuto un parto difficile e il bambino nei primi anni di vita ha manifestato difficoltà espressive». Una strada in salita. Logopedia e neuro-psicomotricità. Inciampi burocratici, che allungano i tempi. «Dopo essermi laureata ho fatto l’esame di stato per l’abilitazione e ho cominciato a mandare il curriculum nelle varie amministrazioni pubbliche. Ma risposte zero. La pratica in uno studio? Ho preferito evitare, c’era da lavorare da lunedì a domenica e non si era sicuri di quello che si poteva percepire».
La pandemia, poi, ha bloccato tutto. Intanto, il bambino con la costante presenza materna va a scuola, fa passi avanti e notevoli progressi.
«Quando nel 2020 mi è arrivata la convocazione come bidella alla scuola di fronte casa di mia madre mi ero proprio dimenticata della domanda. Accetto senza pensarci sopra, siamo una famiglia monoreddito e le uscite mensili per le terapie di mio figlio sono come una rata di mutuo, abbiamo bisogno di altre entrate». È molto positivo l’approccio al mondo della scuola. Una esperienza che agevola il suo percorso. La nomina arriva al momento giusto.
E Carla non ci pensa due volte ad accettare.
«Mi trovo benissimo», dice la bidella-ingegnere, «anche perché in passato ho fatto una supplenza e con gli alunni delle superiori ho già avuto un bellissimo rapporto». «Io quando posso guardo i docenti come fanno lezione, cerco di capire le loro metodologie didattiche, come approcciano gli studenti». Il suo sogno è insegnare. «Sono felice delle scelte che ho fatto, però non mi fermo qui, il lavoro di oggi lo considero un trampolino per fare altro, aspiro a migliorarmi, devo essere un esempio di tenacia per Vincenzo».
Ha rinunciato alla carriera per il bene del figlio. «Io ne conosco tante, so di professioniste che hanno chiuso gli studi legali per aiutare i propri bambini a frequentare le varie terapie. Se solo avessimo un sistema più forte che ci desse l’opportunità di seguire i nostri figli in maniera adeguata pur lavorando». «Ma questo rimane un sogno».







