Sono giorni che il mio pensiero va al futuro prossimo, quello che ci attende nei mesi a venire, qualora i vaccini che si stanno somministrando facciano il dovuto.
Ovvero ci salvino!
Ecco appunto pensavo.
Saremo in grado di essere gli stessi di due anni fa per intenderci?
Se penso a me stessa, avendo un’età ormai più che matura, credo che con le dovute cautele riuscirò a tornare a quella che comunemente si chiama normalità!
Ma, i ragazzi? I bambini? I giovani?
Ovvero.
Coloro che abbiamo tenuto in casa, lontani dalla scuola, dai compagni, dai docenti, dalle abitudini che formano alla loro età l’ossatura del carattere, loro, riusciranno ad uscirne?
Sapranno capire, profondamente, che tutto è passato (o se non totalmente almeno come emergenza) e che quindi potranno riprendere in mano la loro vita e farne quel capolavoro che ogni adulto si aspetta?
Ecco, non so davvero! Sono brutalmente sincera, non lo so!
È stato dapprima agli over che si è pensato, a coloro (nonni, genitori anziani) che hanno dato il più forte contributo di vite umane perse, che è andata la nostra attenzione (specie quando le RSSA hanno fatto da miccia ed hanno deflagrato).
Ciò non vuol assolutamente dire che ormai “tanto è vecchio che ci importa!”.
No, decisamente!
È che forse, erroneamente, si pensa in senso inverso che “tanto sono bambini, cresceranno e dimenticheranno!” No! Sbaglio peggiore!
Quei bambini e ragazzi che in questi mesi hanno visto come normalità le quattro mura domestiche, lo schermo del PC, la TV, le videochiamate, la DAD, le voci ovattate e gracchianti attraverso gli auricolari, il continuo disinfettare, le raccomandazioni incessanti da parte di genitori, insegnanti e quant’altro, al distanziamento, con un rigetto continuo al contatto fisico, dimenticando abbracci, (magari i primi baci d’amore adolescenziale) le strette di mano fra amici, le pacche sulle spalle date per allegria (già, la felicità questa sconosciuta ormai) mi chiedo, come faranno a rimescolare tutto ed a ritornare a vivere?
E nella loro testa quale dei due comportamenti prenderà il sopravvento, quello pre-covid o l’altro?
Riusciremo noi adulti ad essere abbastanza forti da dare sicurezze?
Saremo noi stessi fiduciosi a sufficienza da impartite speranza?
Proprio stamani leggevo uno dei tanti post informativi e sembra che negli ultimi mesi siano aumentati del 200% (avete letto bene!) i consumi di ansiolitici!
Per bambini? Per adulti? Non è dato sapere!
Ma è un dato decisamente allarmante, da prendere in considerazione in tutte le nuove normalità che ci aspettano da ora in poi.
Spero di cuore che in tutti i luoghi di aggregazione (scuole di ogni ordine e grado, campi estivi, scuole sportive ed anche palestre agonistiche) sia presente almeno uno psicologo specializzato nell’aiuto di questa eccezionale età, quella evolutiva.
Il loro aiuto sarà fondamentale.
Anche perché non so quanto noi cosiddetti adulti potremo essere d’aiuto!
Certo dovrà partire da noi stabilire in che modo ripartire, da ogni singolo, nessuno escluso, tutti coinvolti, se vogliamo che questo mondo stravolto ritorni a girare come prima e possibilmente MEGLIO DI PRIMA!
Ma sempre con fiducia e forza, che non manchi mai, a nessuno!
Rosi Brescia, scrittrice
Figlia di carabiniere, vive in svariati luoghi prima di stabilirsi in pianta stabile a Monopoli, città di origine della sua famiglia.
Impara prestissimo a leggere e scrivere e fin dalla prima infanzia si innamora di tutto ciò che è immagine e parola.
Dopo numerose collaborazioni in giornali femminili (anche a livello nazionale) si dedica finalmente ad esaudire il suo desiderio più grande: scrivere ciò che le è più confacente.
Nel 2016 pubblica il suo primo romanzo “All’amore non si sfugge”.
Nel 2018 è la volta di “Un borgo nel cuore”, romanzo dedicato alla sua amata città e piazzatosi terzo al concorso letterario nazionale “Inchiostro di Mare”.
Il 1 Febbraio 2021 è la volta dell’ultimo romanzo “Ora più che mai”.









Un anno fa quando tutto è cominciato, non abbiamo capito subito la gravità della situazione. Nei nostri cuori c’era la speranza che in soli tre mesi tutto sarebbe finito. Purtroppo non è stato così e a distanza di un anno è necessario tirare le somme del cambiamento e interrogarsi su come sarà la società italiana del futuro. Auguro a tutti di riuscire a trovare l’equilibrio necessario per una solida e onesta società.