Cancellare tutte le incertezze e le ambiguità.
La Chiesa è seriamente determinata.
Diversamente dal passato.
Costruire una nuova cultura dell’accoglienza e della prevenzione.
Significa rispetto e ascolto di tutti e di ciascuno.
La CEI è su questa strada.
Fugare ogni indifferenza e qualsiasi sospetto di una battaglia di retroguardia come avveniva in passato.
Si apre un futuro nuovo di fiducia e di credibilità.
La nuova struttura organizzativa impone un delicatissimo fronte destinato alla formazione.
Servono persone motivate e convinte degli importanti scopi da raggiungere.
Affidabilità e trasparenza.
Porte aperte per l’ascolto e per favorire l’accoglienza.
La professionalità dei volontari, tutti in grado di informare e spiegare le procedure con il preciso scopo di segnalare qualsiasi forma di abuso.
Accompagnare e indicare la giusta via. La più opportuna per l’assistenza spirituale, medica e anche legale.
È questo il primo prezioso passo. Un orientamento decisivo, aprendo eventualmente il percorso, se si intravede la possibilità, di un deciso orientamento psicoterapeutico. Lungi dal sostituirsi all’autorità giudiziaria, l’unica competente per raccogliere le denunce.
Chiara Griffini, una psicoterapeuta con esperienza decennale, coordinatrice del progetto Safe (termine inglese che significa “sicuro”), che mira alla tutela dei minori e delle persone vulnerabili. È proprio lei a chiarire che questo progetto, co-finanziato dall’Unione Europea, “è rivolto ad organizzazioni religiose italiane, affinché integrino la politica di tutela dei minori come primo strumento di prevenzione nei confronti di ogni forma di abuso. Nella fattispecie l’abuso sessuale”.
Inoltre, “intende offrire agli associati di tali organizzazioni un percorso formativo che consenta loro di riconoscere, segnalare e prevenire un abuso nelle relazioni e negli ambienti di attività educativa e di accoglienza nei confronti di minori di età e di persone vulnerabili. Educare e introdurre in ambienti sicuri, per promuovere una cultura della prevenzione tramite la formazione di ambienti e relazioni interpersonali rispettose, affidabili e responsabili, finalizzati alla protezione sociale, finanche alla ricreazione nello sport e nel tempo libero”.
Tra il 2019 e il 2021, nonostante il lockdown, grazie a questo progetto, 1.200 operatori sono già stati preparati.
«L’obiettivo?», continua la Griffini, «Costruire una nuova sensibilità preventiva con la formazione di relazioni generative, capaci di restituire un’immagine buona di comunità. La mentalità generativa è quella che sa accogliere, accompagnare e lasciare andare. Così si promuove la vita. La mentalità abusante irretisce, trattiene, confonde e offende la vita».
Ma chi sono i milleduecento operatori specializzati a tutela delle persone vulnerabili e dei minori?
Risponde la stessa Griffini: «Genitori, allenatori, dirigenti, sportivi, educatori parrocchiali, insegnanti. Tutte persone che hanno accettato di migliorare le proprie competenze o perché già coinvolte a vario titolo nelle attività promosse dalle associazioni che sostengono il progetto o perché raggiunte dalla rete».







