Tutta la sua vita potrebbe essere sintetizzata in una sola parola: “riappacificatore”.
Dai giorni del Concilio ai dialoghi con Enrico Berlinguer. Storico il carteggio tra i due.
Uomo delle mediazioni, riusciva a conciliare posizioni apparentemente distanti tra loro.
Ordinato presbitero nel 1946, fu nominato vescovo ausiliare di Bologna nel 1963 da Paolo VI. Il Cardinale Giacomo Lercaro pregò il Santo Padre, affinché fosse al suo fianco in un momento particolare per la Chiesa. Da parte del mondo laico c’erano grandi aspettative sulle conclusioni del Concilio Ecumenico Vaticano II, perché la realtà ecclesiale guardava con diffidenze alle innovazioni conciliari.
Nel 1963 partecipò a tre sessioni del Concilio. Nel 1966 fu nominato vescovo di Ivrea.
Bettazzi aveva la capacità di smontare i conflitti e mettere insieme questioni apparentemente divergenti. Ebbe un ruolo centrale nella vicenda della cittadinanza onoraria, che l’allora sindaco di Bologna, Guido Fanti, propose a Lercaro. Bettazzi racconta: «Mi chiamarono dal Vaticano e mi chiesero se era il caso di accettare. Io risposi che certamente si doveva accettare questa proposta perché i bolognesi sono intelligenti e non si lasciano confondere dalle speculazioni politiche».
Al suo ministero nella Chiesa locale aggiunse quello per la non violenza e nel 1968 fu nominato Presidente di “Pax Christi”, movimento cattolico mondiale per la pace, nato in Francia nel 1945. Visse in modo così profondo quell’incarico, tanto da ricevere il premio internazionale per la pace da parte dell’Unesco, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura. Agenzia specializzata “volta a promuovere la pace e la sicurezza nel mondo attraverso la cooperazione nei settori dell’istruzione, delle arti, delle scienze e della cultura”.
Mons. Luigi Bettazzi considerava la pace un dono per tutti. Il 6 luglio 1976 scrisse una lettera a Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano. Nella sua missiva si legge testualmente: «Mi sembra legittimo e doveroso, per un vescovo aprirsi al dialogo, interessandosi in qualche modo perché si realizzi la giustizia e cresca una più autentica solidarietà tra gli uomini. Il “Vangelo”, che il vescovo è chiamato ad annunciare, non costituisce un’alternativa, tanto meno una contrapposizione alla ‘liberazione’ dell’uomo, ma ne dovrebbe costituire l’ispirazione e l’anima».
L’iniziativa fece molto scalpore. Altrettanto fece discutere la sua decisione di offrirsi prigioniero delle brigate rosse in cambio della libertà di Aldo Moro, Presidente della Democrazia Cristiana. La Curia Romana respinse la sua richiesta con una motivazione carica di formalismo preconciliare: «È meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera». Era il 1978. Il muro di Berlino ancora in piedi continuava a dividere il mondo tra buoni e cattivi. Bettazzi era uno spirito obbediente e questa forza gli consentì di accettare a malincuore quel divieto.
Fu promotore di molte battaglie a favore dell’obiezione fiscale per le spese militari. Nel 1992 prese parte alla marcia pacifista organizzata a Sarajevo da “Beati costruttori di pace” e “Pax Christi” e fu solidale con mons. Tonino Bello durante la guerra civile in Bosnia Erzegovina. Per raggiunti limiti di età nel 1999 presentò la rinuncia alla guida della diocesi di Ivrea. Nello stesso tempo continuò a essere attivo testimone di una pace sempre possibile. Basta non cercare con la forza di imporre le proprie ragioni. «È necessario coltivare tutto ciò che unisce e rende un uomo uguale all’altro». Nel 2007 si dichiarò favorevole ai Dico, il disegno di legge presentato dal governo Prodi sui “diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi”, avallando in tal modo il riconoscimento giuridico anche alle convivenze omosessuali.
Gli ultimi anni sono stati dedicati all’educazione alla nonviolenza. Partecipa alle Marce per la Pace. Non si sottraeva alle riflessione sul Concilio Ecumenico Vaticano II. Il 4 aprile 2016 Virginio Merola, sindaco di Bologna, gli conferì la cittadinanza onoraria.
Matteo Zuppi: «Grazie per la tua testimonianza».
Il cardinale di Bologna e Presidente della Cei afferma: «Il cordoglio viene espresso da tutta la Chiesa in Italia. Personalmente, anche per due ragioni: in quanto presidente della Cei, ma anche come arcivescovo di Bologna, sede di cui Bettazzi è stato vescovo ausiliare dal 1963 al 1966. Mentre affidiamo alla misericordia infinita del Padre la sua anima, rendiamo grazie per la sua testimonianza – si apprestava a celebrare il 77/o anniversario di ordinazione sacerdotale e il 60/o di episcopato – e per il suo impegno per il Concilio vissuto con libertà e amore per la Chiesa».
«Un uomo di pace». «Una vita eccezionale condotta con intelligenza e sempre esposta ad ogni problema dell’attualità. I punti alti della sua biografia – Bologna, Lercaro ed il Concilio, Aldo Moro, Berlinguer, Don Bello e Sarajevo, i Dico ed altri – dimostrano un incessante impegno spesso con un impatto diretto sulla politica. Partecipò di persona a tutte le Marce per la Pace. La nostra città e il nostro paese gli devono molto». È il ricordo del sindaco di Bologna, Matteo Lepore.
Antonio Losito