La bambina avrà circa un anno.
Adesso è nelle braccia sicure dei suoi soccorritori.
Grandi occhi neri spalancati e nello stesso tempo spaventati.
Osservano con curiosità. Si gira e si rigira.
Gli uomini con il casco sono i salvatori.
La nave è immensa.
Mai vista una così grande. È una Ong. La Geo Barents di Medici senza Frontiere.
Poco tempo fa, al largo della Sicilia ha salvato circa 200 migranti.
Erano alla deriva.
Non sappiamo il nome della bambina. Ignoriamo se provenga dalla Siria, dall’Afghanistan o dall’Iraq.
Un gommone stracarico.
Non immaginiamo il volto esterrefatto della madre con una bambina così piccola.
Sicuramente spaventosa ogni onda che si alzava e si abbatteva su quel piccolo rifugio.
La notte nerissima e l’orizzonte che non si intravedeva da nessun lato.
Che coraggio inoltrarsi e attraversare il Mediterraneo, sfidandolo con una creatura ignara del suo destino, ma sicura tra le braccia della mamma.
Solo una grande disperazione può dare la forza di scappare dalla propria terra. Sono inconcepibili quegli anatemi e quei lamenti falsamente pretestuosi lanciati senza etica contro i migranti: “Prima gli italiani!”
Dal marzo 2020, in due anni di Covid, l’Italia ha avuto un lutto di 160 mila morti. Forse più.
E adesso, a due passi da noi, così vicina, una guerra, con le atrocità che abbiamo letto sui libri di storia e credevamo non avremmo più rivisto.
Centinaia di miglia di profughi, accompagnati da un fantasma di conflitto, quello nucleare, che allontaniamo dalle nostre teste.
Non possiamo improvvisamente perdere tutto. Ogni cosa. Due anni terribili.
Quella bambina di circa un anno ci può aprire gli occhi. Abbiamo bisogno di affollare le nostre strade di bambini. Sono un grande conforto per tutti le braccia possenti di quei soccorritori.
Vorremmo che ci fossero con loro tanti figli.







