Duro attacco sul femminicidio: “Una sciocchezza tecnicamente imbarazzante”
Roberta Bruzzone, classe 1973, è un personaggio televisivo, opinionista e criminologa italiana. Laureata in “Psicologia Clinica” presso l’Università degli Studi di Torino. È Psicologa forense, nota principalmente per il suo coinvolgimento durante varie trasmissioni televisive come consulente in casi di cronaca nera.
Dopo le variegate dichiarazioni pronunciate dal gen. Roberto Vannacci durante l’assemblea di Futuro Nazionale, è stata pubblicata una dura replica della criminologa. Prima di tutto i dati statistici, poi le accuse di banalizzare gratuitamente la violenza.
Le parole di Vannacci hanno immediatamente acceso il dibattito pubblico, provocando reazioni forti e trasversali. Al centro della polemica ci sono le affermazioni sul tema del femminicidio, definito come un fenomeno che “non esiste”. Da considerare semplicemente un omicidio al pari di qualsiasi altro. Dichiarazioni che hanno suscitato la pronta risposta della criminologa Roberta Bruzzone, intervenuta sui social con toni severi, per condannare i commenti del generale.
Durante il suo intervento, Vannacci ha sostenuto che: “Ci sono istanze di parità vere. Uomini e donne sono uguali, non c’è bisogno di proteggere alcuno nei confronti degli altri e quindi devono essere tutti soggetti alle stesse regole: non esiste il femminicidio”. Un passaggio che ha rapidamente attirato l’attenzione dell’opinione pubblica e degli addetti ai lavori. Il generale ha poi proseguito affermando che il femminicidio “è un omicidio come tutti gli altri. Così come c’è la violenza sulle donne c’è quella sugli anziani e non c’è un anzianicidio”. Una posizione che intende sottolineare il principio dell’uguaglianza di tutti davanti alla legge, ma nello stesso tempo ignora la specificità di determinati fenomeni criminali.
La Bruzzone ha definito quelle dichiarazioni “una sciocchezza tecnicamente imbarazzante, politicamente e culturalmente pericolosa”, respingendo in tal modo l’idea che si possa liquidare la questione come una semplice provocazione politica. Inoltre, il punto centrale non riguarda il sesso in sé della vittima, ma il contesto in cui matura quel determinato delitto. La criminologa ha spiegato che questi casi sono caratterizzati dalla “matrice della violenza”, dal “movente del dominio” e dal “contesto persecutorio”, che abitualmente precedono l’omicidio. Nel suo intervento ha anche utilizzato un’immagine particolarmente forte. Infatti, ha sostenuto che negare l’esistenza del femminicidio equivale ad arrivare davanti a una vittima e affermare: “Vabbè, è solo un omicidio come un altro”. La legge è importante perché è suffragata da dati statistici difficilmente confutabili.
La Bruzzone ha maggiormente insistito su quell’aspetto, che riguarda il quadro normativo. Ha, inoltre, ricordato quello che ha definito un “piccolo dettaglio che evidentemente è sfuggito”, sottolineando che il delitto di femminicidio è stato introdotto nel Codice Penale con la legge approvata definitivamente il 25 novembre 2025.
Per questi motivi, sostenere attualmente che il femminicidio non esiste significa contestare una definizione ormai riconosciuta, ma vuol dire anche ignorare una previsione presente nell’ordinamento giuridico. Bruzzone ha inoltre richiamato i dati statistici e ha osservato che: “I dati Istat dicono una cosa molto chiara, ossia che le donne vengono uccise soprattutto nell’ambito della coppia o da ex partner”, mentre per gli uomini i casi riconducibili a partner o ex partner risultano rari e meno frequenti. Una differenza questa, che, a giudizio della criminologa, rappresenta “una fotografia molto precisa” della realtà, giammai uno slogan politico.
Antonio Losito







