A gennaio dell’anno scorso, quattro mesi prima della sua morte, è stata pubblicata la prima autobiografia scritta da Papa Francesco. Per l’anno del Giubileo. Intitolato “Spera”, redatto insieme a Carlo Musso. Ed. Mondadori, pp. 400, euro 22,00. Un evento storico.
La speranza è una bambina spiritosa. L’umorismo e il sorriso sono lievito dell’esistenza. Sono anche lo strumento per affrontare le difficoltà, la resilienza e tutte le croci del mondo. L’ironia calza a pennello, come afferma lo scrittore Romain Gary, che sottolinea «l’affermazione della superiorità dell’essere umano su quello che gli capita». […]
«In famiglia, da bambino, pure queste erano materia d’educazione da parte dei nostri genitori. Per tutti noi fratelli, una pedagogia al senso della gioia, a una sana ironia, allo scherzo era considerata qualcosa di importante. […] La vita della mia famiglia ha conosciuto non poche difficoltà, sofferenze, lacrime, ma persino nei momenti più duri sperimentavamo che un sorriso, una risata, poteva strappare a viva forza l’energia per rimettersi in pista. Soprattutto papà ci ha insegnato tanto. Non si tratta di rimuovere, di far finta di nulla, di sminuire i problemi – il comico del resto non è che il tragico visto di spalle –, ma piuttosto di mantenere dentro di sé uno spazio di gioia decisivo per affrontarli e superarli». […]
È rimarcato questo legame indissolubile, un matrimonio fortunato, tra speranza e gioia nei mesi che hanno preceduto l’apertura della Porta Santa del nuovo Giubileo.
Qualcuno con arguzia ha detto che è bello provare a far ridere Dio… se non fosse che, per quel fatto dell’onniscienza, anticipa tutte le battute e travolge il finale. È l’umorismo che fa bene ai cuori.
Inevitabilmente la vita ha le proprie amarezze, che fanno parte del cammino della conversione e della speranza. È necessario, però, «evitare di nascondersi a tutti i costi nella malinconia, che permettere di inaridire il cuore». […] «Sono tentazioni, che coinvolge tutti, anche quelli a Dio consacrati. E purtroppo accade di incontrarne di amari, melanconici, più autoritari che autorevoli, più “zitelloni” che sposi della Chiesa, più funzionari che pastori, oppure più superficiali che gioiosi, e anche questo certo non va bene. In generale noi preti abbiamo una buona propensione per l’umorismo e pure una certa consuetudine con barzellette e storielle, di cui siamo spesso, oltre che oggetto, buoni raccontatori».
Anche i papi. Giovanni XXIII, di carattere scherzoso, era ben noto. Durante un discorso disse più o meno: «Mi capita spesso la notte di iniziare a pensare a una serie di gravi problemi. Allora prendo la decisione coraggiosa e risoluta di andare al mattino a parlare col papa. Poi mi sveglio tutto sudato e mi ricordo che il papa sono io». Neanche Papa Wojtyla era da meno. Nelle sedute preparatorie del conclave, un cardinale più anziano e abbastanza rigido gli si avvicinò con l’intento di rimproverarlo, perché scalava le montagne, andava a sciare, in bicicletta, nuotava anche… «Non penso siano attività adatte al suo ruolo», gli disse a mezza voce. Al che il futuro papa rispose: «Ma lei lo sa che in Polonia sono attività comuni per almeno il 50 per cento dei cardinali?». Anche se all’epoca, in Polonia, c’erano solo due cardinali.
L’ironia è una medicina, non solo per se stessi, ma soprattutto per illuminare e per sollevare gli altri. L’autoironia, inoltre, è uno strumento potente per vincere le tentazioni del narcisismo. Si guardano sempre allo specchio. Si rimirano, si pittano. Ma il miglior consiglio davanti a uno specchio è sempre quello di ridere di sé.
Sarà un bene. Perché metterà in evidenza un antico proverbio cinese, che dice: «Ci sono solo due uomini perfetti: uno è morto e l’altro non è mai nato». […] «La Chiesa è sempre coinvolta in una serie di battute, di categorizzazioni e di barzellette, relative ai vari ordini religiosi, alle congregazioni e alle figure». […] Le varie barzellette sono un vero e proprio genere, … paragonabile a quelle sui … carabinieri in Italia.
Quanto al pericolo del narcisismo, deve essere prevenuto con una giusta dose di autoironia. Viene in mente quella su un gesuita un po’ vanitoso che ha un problema cardiaco e deve farsi ricoverare in ospedale. Prima di entrare in sala operatoria, quel gesuita chiede a Dio: «Signore, è arrivata la mia ora?». «No, vivrai almeno altri quarant’anni» gli dice Dio. Appena ristabilito ne approfitta per farsi anche il trapianto di capelli, un lifting facciale, la liposuzione, le palpebre, i denti… insomma esce da lì che è un uomo diverso. Subito fuori dall’ospedale, però, una macchina lo investe e muore. Non appena si presenta al cospetto di Dio, protesta: «Signore, ma… mi avevi detto che sarei vissuto altri quarant’anni!». E Dio: «Ops, scusa… non ti avevo riconosciuto…».
Un’altra riguarda direttamente Papa Francesco in America: appena sbarcato all’aeroporto di New York per il suo viaggio apostolico negli Stati Uniti, Francesco trova ad attenderlo un’enorme limousine. È un po’ imbarazzato per quello sfarzo, ma poi pensa che è da una vita che non guida. Una macchina del genere proprio mai, e dice tra sé: vabbè, ma quando mi ricapita… Guarda la limousine e si rivolge all’autista: «Non è che me la lascerebbe provare?». E l’autista: «Guardi, sono davvero spiacente, Sua Santità, ma proprio non posso farlo, sa le procedure, il protocollo…». Ma il papa insiste sino a che quello cede. Papa Francesco, allora, si mette al volante su una di quelle enormi strade e … ci prende gusto, inizia a pigiare sull’acceleratore: 50 all’ora, 80, 120… Fino a quando non si sente una sirena e una macchina della polizia non lo affianca e lo ferma. Un giovane poliziotto si avvicina al finestrino oscurato, il Papa un po’ intimidito lo abbassa e quello sbianca. «Scusi un attimo» dice, e torna alla sua auto per chiamare la centrale. «Boss… credo di avere un problema.» E il capo: «Che problema?». «Be’, ho fermato un’auto per eccesso di velocità… ma c’è sopra un tipo davvero importante.» «Quanto importante? È il sindaco?». «No, capo, più del sindaco…». «E più del sindaco chi c’è? Il governatore?». «No, di più…». «Ma sarà mica il presidente?». «Di più, penso…». «E chi mai può essere più importante del presidente?». «Guardi, capo, io non so bene chi sia, ma le dico solo che il papa gli fa da autista!».
(tratto da “Spera” di papa Francesco, con Carlo Musso © 2025 Mondadori Libri S.p.A., Milano)






