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Ferruccio Ferretti. Il suo libro “Dissonanti Sinapsi”

Seconda presentazione presso l'atrio della Chiesa Amalfitana, dopo la prima in Biblioteca Comunale Rendella.

by Stefano Carbonara
4 Giugno 2022
in Arte e Cultura
1
Per salvare la Chiesa di S. Salvatore canti, musiche e poesie dialettali.
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2° EVENTO DI PRESENTAZIONE

 


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Il Commento di Ferruccio Ferretti

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Una serata colma di belle sensazioni condivise.
Non servono altri aggettivi per descrivere il mio evento di ieri sera.
Sono stato bene, contornato dalla mia famiglia e da tante amicizie, di lunga e giovane data, di cui ho sentito l’affetto e la vicinanza.
Ma le poesie da sole non erano sufficienti a creare questa magica atmosfera.
Miranda ha suggellato il suo ruolo di mentore colmando quelle curiosità inespresse nei nostri primi incontri, ponendomi delle domande che mi hanno permesso di definire meglio la natura delle mie ispirazioni e la mia provenienza storica e familiare.
Lorenzo è entrato nel dettaglio critico dell’opera con una sapienza ed una profondità che solo un altro poeta può esprimere.
Lucia ha fatto accomodare la musica accanto ai versi con una delicatezza ed un’eleganza davvero toccante. Anche in questo caso il connubio con il suo essere poeta ha dato il “la” alle sue performances.
Una citazione a parte per Anna .
È riduttivo definirla una “lettrice”. Anna è una seconda autrice. Ha creato una poesia nella poesia, impadronendosi dei testi con una identificazione stupefacente. Non avevo mai provato la sensazione di ritornare indietro al momento stesso in cui una ispirazione viene colta e imprigionata. Sublime, Anna.
Cosimo ha voluto farmi omaggio della sua interpretazione della poesia in vernacolo dedicata al mare. Anche lui commovente nella condivisione dell’amore per le nostre radici.
I ragazzi del Circolo ARCI Contrada100 Domenico
e Giovanni mi hanno supportato in modo efficiente, sempre presenti in ogni dettaglio organizzativo.
L’impianto sonoro di Luca ha funzionato alla perfezione, cosa che in una location particolare come quella del sagrato della chiesa, non era così scontato.
Il diacono dell’Amalfitana Antonio Pasquale ha dato la sua massima disponibilità per la riuscita dell’evento.
E per ultimi – ma non nel mio cuore – ci siete voi, amiche ed amici.
La vostra presenza e testimonianza sono le ragioni dell’esistenza di un autore. Se le nostre frecce intrise d’amore arrivano nei vostri bersagli, noi abbiamo motivo di creare e diffondere bellezza. Ho sentito nelle ossa il vostro calore e le vostre vibrazioni. Grazie e grazie davvero!
Ora “Dissonanti sinapsi” farà il suo percorso nel mondo come un figlio amato che lascio andare seguendolo da lontano con discrezione e attenzione.
Mi attende un momento di riflessione sul futuro e sulle motivazioni da mettere in campo per un altro progetto. Le cose della vita cambiano e la spinta propulsiva – per certi aspetti irripetibile – che ho avuto nella prima opera va recuperata affrontando nuove realtà e altri traguardi.
Un abbraccio a tutti e ancora grazie.

1° EVENTO DI PRESENTAZIONE

Il 13 gennaio 2022 Ferruccio Ferretti, poeta monopolitano, ha presentato nel Salone della Biblioteca Rendella il suo libro di poesie “Dissonanti Sinapsi”.

Ha introdotto la direttrice della biblioteca dott.ssa Marianna Capozza, ha dialogato con l’autore Annagrazia Larato, ha presentato da remoto Lorenzo Di Bello.
Le letture sono state di Anna Longano, gli intermezzi musicali di Gabriele Cavallo, il video poesia di Teodoro Fuso con la voce di Teresa Tropiano.

Foto di Bruna De Marinis.

Ferruccio Ferretti e la direttrice Marianna Capozza
Con Bruna De Marinis

Con Rosy Brescia, Dodò Fuso e Ferruccio
Anna Longano

Anna Longano legge le poesie

Rosy Brescia, poetessa e Domenico Morgante, musicista ed organista
Con amici ed estimatori

Con Mino Laghezza
Pubblico in Sala

Pubblico in sala
Gabriele Cavallo al piano

 

Presentazione di Lorenzo Dibello

Figlio di Remigio Ferretti, sindaco e poeta, Ferruccio ricalca le orme paterne in una personalissima e sentita raccolta di liriche a tema amoroso e sociale: un’opera creativa capace di coinvolgere emotivamente il lettore e di condurlo alla scoperta di sonorità inedite e dissonanti.

Ferruccio, che io conosco dall’infanzia e con cui sono cresciuto, ha avuto la fortuna di avere due straordinari genitori: sua madre Gemma e suo padre Remigio.

Gemma, una donna che Ferruccio celebra e descrive pubblicamente come donna coraggiosa, dal carattere forte e con animo nobile e spirito antifascista nei versi, non compresi in Dissonanti Sinapsi, C’era la guerra / c’erano le bombe/ poco più che ragazzina/ hai salvato tanti soldati/ gli hai portato vestiti, pane, acqua/ li hai nascosti / li hai protetti/ …… mi hai donato la vita/ mi hai donato la tua forza/ ……grande donna, grande anima.

Remigio, il padre Professore, Avvocato, Sindaco di Monopoli, letterato e apprezzato Poeta. Due genitori che risultano essere stati protagonisti della storia democratica della ricostruzione post bellica della nostra Monopoli.

Ferruccio ha sempre vissuto nella sua Monopoli tranne gli anni di studio a Siena per il corso di laurea all’università, per cui è senza dubbio un Monopolitano verace.

La raccolta Dissonanti Sinapsi è stata elaborata nel corso degli ultimi dieci anni, nella piena sua maturità, con sincera onestà intellettuale e morale.

Affascina e coinvolge da subito il lettore che agevolmente senza sforzo si accorge in un crescendo boleriano della autenticità e della originalità del suo pensiero e della sua filosofia sottesa in ogni verso.

La sua è essenzialmente poesia passionale e di speranza in un sempre migliore esito delle umane sorti e progressive, ed alcuni versi in particolare sono emblematici e significativi che mi piace richiamare tra questi:

in IL TRAPEZISTA pag. 13 “…sono pronto mi lancio con te nell’infinito amico trapezio ignaro del mio folle desiderio” che ricorda l’uomo sul filo del padre Remigio.

In DISSONANTI SINAPSI pag. 53: “la notte farfuglia blesa, sminuzzata sotto estranee coltri balbetto inerme scriccioli d’ansia”.

In LA MIA ULTIMA NOTTE CON TE PAG. 52 dove la notte ha tirato il sipario sulla scena del poeta: ora il proscenio attende l’ingresso della vita”.

Ma con una totale voglia, forza e interesse a riprendere all’alba il suo percorso in L’ULTIMA POESIA PAG. 39 “Quando scriverò l’ultima poesia non lo saprai ma te la canterò per sempre all’alba di un sole malato radioso di piattezza grigia”.

per ritrovare luce in ESISTE UN LUOGO PAG. 73: non rassegnandosi al buio incendiandosi e ardendo di piombo fuso squarciando le vene donando passione e piacere fino all’ultimo sussulto”.

E Ferruccio non delude nel volersi esprimere senza riserve intero, integro e ignudo.

Ciò rileva una ricerca di affermazione di libertà che trasuda nei versi e presidia la sua esistenza di uomo e di poeta libero da infingimenti e contaminazioni dell’etica perbenista, e senza il timore di urtare la suscettibilità del potere costituito.

Lontano da Ferruccio è il bisogno di fede nell’assoluto come di lanciare superiori ed estremi messaggi filosofici e meno che mai operare un sindacato verso i limiti della società.

Le sue osservazioni sulla finitezza dell’uomo e di sé stesso sono protese a cogliere i limiti dell’esistenza con uno slancio verso l’ALTRO con cui non vi è soltanto il comune dannato destino da vivere, ma una visione onirica con una linfa speranzosa e ottimistica per il futuro del mondo.

La sua poesia è foriera di una sconvolgente rappresentazione poeticamente ed efficacemente direi su/realistica che viene ad emergere con tutta la forza dell’anima e delle esperienze vissute.

Una poesia non ermetica ma più vicina al surrealismo e nella quale l’aspetto fondamentale del suo pensiero è dato dal trasformare l’uomo e il mondo in uno slancio centripeto verso la progressiva offerta di umanità e nel sentimento catalizzatore della fraternità umana con una pelvica e sotterranea vena di ricerca per la conservazione dei valori nel confronto con la donna complice.

Ferruccio che ha avuto un destino maschio con un fratello Furio e due figli maschi, Remigio e Valerio, riesce ad esprimere una costante lucida capacità di comprendere la forza della donna quale rappresentante dell’amore universale e complice femminile nella ricerca delle risposte da dare con i suoi versi.

I suoi versi che si sviluppano come lampi illuminanti nella escatologica corrispondenza costante con una LEI quale compagna di viaggio e complice rassicurante per la sua esistenza, ma invero, sottacciono una evidente finzione. Infatti, non è la donna (il mondo femminile) ma la realtà sociale e le vicende e i sentimenti comuni che rappresentano la ragione dei suoi pensieri. Ciò attraverso immagini in cui vengono figurati, sebbene in formato dialogante e nel confronto con l’ALTRA, trasmodanti visioni persino cosmiche dove trovare soluzioni e risposte. La donna viene raffigurata nella femmina-natura, in colei che nelle sue ardenti contraddizioni raduna in sè e concilia ogni aspetto della vita cosmica.

E tale obiettivo viene perseguito con i logos delle libere sequenze strofiche della corrente inesauribile delle immagini della Sua poesia al fine di rendere la trama delle immagini composita ed assicurare un giusto risalto delle singole immagini. Egli si pone il problema della punteggiatura la cui tendenza è a limitarne decisamente l’uso per garantire il tono e la durata della pronuncia nel susseguirsi di immagini/universo che vengono costantemente utilizzate.

Il tono della ricerca intorno e dentro di sé, tra cui il mare/terra/cosmo che Lui solca per conoscerli e consegnarceli, lo conduce a cogliere proprie profonde risposte rassegnate nel pensiero districato e liberato dai guazzabugli della mente e dalla lucida vivisezione delle realtà circostanti del mondo.

E il suo approccio è sempre permeato da un animo laico distante dai tradizionali moralismi, con una spinta ad una ricerca costante di condivisione dei sentimenti di solidarietà e delle condizioni di vita altrui, delle passioni della vita e del piacere del comune vivere, sinanco diventando poesia sociale e civile con un pensiero rivolto ai mali del mondo.

E ci consegna immagini a spron battuto ma con sempre lievi soffici baci sulla fronte e strette al cuore per il lettore, confermandoci che il poeta è colui che ispira più che colui che è ispirato.

E per ispirare Lui ha dovuto digerire l’abbondanza dei grandi tra cui sicuramente: Rimbaud, Baudelaire, Prevert, Eluard, Borges, Lorca, Eliot, Pavese, Montale, Pasolini e Alda Merini cui riserva una poesia ai quali non ha rubato niente, ma che nei rivoli dei suoi versi li ritroviamo mescolati magicamente.

Ma a ben vedere si tratta di una poesia che è intrisa nello stesso tempo di chi canta amandoli i grandi cantautori: Dalla cui è dedicata una poesia, Battiato, Guccini, De Andrè, Venditti, De Gregori, ecc. con le cui loro immagini lui ha convissuto senza mai rimuoverle dal cuore.

A ciò si aggiunge la sua passione per la cinematografia e l’arte pittorica.

Ci perviene una poesia che sviluppa non l’insieme “dorsale” dei grandi maestri ma diagrammi che raggiungono un punto di equilibrio sempre nuovo, non solo musicale e non solo sensazionale per la maestria dei versi, ma per la perforante forza e instancabile attenzione delle Sue riflessioni che ad esempio ritroviamo:

In PERCEZIONI DEL NULLA PAG. 113 “Cerco di galleggiare in oceani di rabbia mi chiedo il senso se ci sia un dunque al termine del dolore”

In STORIA D’INVERNO PAG. 35 “Quando si nasce è come un miracolo che portiamo dentro …il miracolo viaggerà lieviterà e inietteremo linfa vitale a chi la sta perdendo …”

In PERTUGIO pag. 106 “Ma salgo cado risalgo presto la luce ferirà un pertugio resiliente spaccato sul tramonto e mi fermerò assorto a rimirare gioia.”

In IL CAMPO DEI MERLI pag. 99 “Signore libera questo cielo sanguigno che vomita fuoco e morte quaggiù nel campo dei Merli dove i merli non fischiano più”

In FEMMINICIDIO PAG. 93 “Solo tu donna di strada indosserai quei versi carezze di sole intoccabile al mondo”…

Lui ricerca le proprie guide virgiliane con la coscienza e consapevolezza della conoscenza e maturità delle idee e dei valori di riferimento di un maturo ancorché incontaminato ed entusiasta poeta. E ciò lascia il segno di come si dovrebbe vivere la poesia: con sforzo, con impegno per profonde riflessioni per accarezzare non tanto e non solo l’orecchio ma l’anima e l’intelletto.

Ferruccio si rappresenta (e non da solo) in un pozzo senza fondo di sensazioni, emozioni e riflessioni che lo rendono poeta del suo tempo ma soprattutto poeta amico e non poeta vate, in un modello concettuale e poetico verso un meglio che deve ancora venire, sia che si è in due o sia che sia un esercito a condividere l’attesa del sogno comune.

E tali sono la Speranza di passione e la condivisione di vita:

in INFERNO di CATARSI PAG. 58 “perdendomi con garbo nel tuo labirinto di passione amando la tua profondità sciogliendomi esausto nella tua totalità…Che cos’è la felicità se non trovarsi in cima al poggiolo del tempo che ferino incalza e tracima ipnotica ambrosia essenza globale di te”.

“Ombra che viaggia sui treni del tempo nella speranza di buona vita ovunque sia la tua stazione…..” In BINARIO MORTO PAG. 70.

E la potenza espressiva e per immagine dei suoi logos tra cui il MARE e il MAESTRALE quale altra significativa costante nelle poesie:

In MAESTRALE PAG 69 “Portami sul dorso del senso fugace rigenera smorte cellule alzami benigno in cima al destino”.

In L’INCROCIO DI DUE FIAMMELLE pag 74 “La chiave del mio destino affidata al maestrale e chi la raccoglierà…offrendosi alla mia tenerezza cibandosi della mia passione.”

In IL NOSTRO MARE PAG. 83 “stretto in mezzo a due braccia i vecchi conoscono i capricci del mare…Accende e spegne rosso e verde…ma quanti soli devono ancora tramontare?”.

In LA PENTIMA pag 86 “Ansa del mio letargo nicchia della memoria serva delle stagioni puntuale sentinella frantumi l’orgoglio e Noi ignavi schegge brulicanti nell’infinito”.

In ONDINE IL SEGRETO DEL MARE pag 25 dove in forza di una rete che ha ghermito cellule pulsanti si stagliano “specie diverse simbiotici DNA alieni e terrestri destinati a soffrire irrazionalmente uniti” .

In SINFONIA DI MAREE PAG 63 : “Rimbalza l’onda spargendo sale si ritira in disordine sparso mentre una lama mi percuote…ma scivoli sui vuoti disincanti del tempo”.

In IL PESCATORE STANCO PAG. 124: “Il pescatore è fermo statutario nel cipiglio domatore di nodi fra marosi mai domati….Il pescatore piange lacrime di velluto ago e filo, polso fermo rammenda la paranza assiso sulla poppa guarda la sua stella ma non le sue mani”.

Emerge evidente dai versi non un semplice osservatore proiettato su se stesso ma un viaggiatore del mondo che immette nelle sue liriche la SUA vita vissuta.

Ferruccio ha trovato in sé e coltivato un pensiero libero e uno stile del tutto personale ed originale non assimilabile a nessun maestro in particolare, e ciò non è cosa da poco.

Ferruccio non vuol fare mai pace nè con stesso e nè accattivarsi il lettore e nè i suoi compagni che ha incontrato nel suo viaggio.

Non cerca facili acclamazioni sul proscenio delle allitterazioni, rime, sinestesie e immagini fantastiche.

Il suo pensiero è proteso ad escludere proprio l’Io esteriore dell’autore e quelli propri della gran parte della sempre presente ipocrita e falsa società protesa verso i soli bisogni materiali ovvero di quella intrisa di post e like.

Per questo e per altro verso si sforza di salvificare le stabili relazioni assunte con impegno e nel rispetto dei valori di chi lo circonda e che lo riconcilia con se stesso e il mondo. Con coloro che sanno affrancarsi dalla omologazione nella consapevolezza della messa in discussione delle proprie certezze per cogliere l’essenza della saggia riproduzione di sè stessi in altri ambiti di rigenerazione.

Ferruccio appartiene alla sua terra alla sua famiglia e ai suoi amici e ciò lo porta con sé e dentro di sè con la solitudine, la rabbia, le incomprensioni, ma senza moralismi e esogene censure con una elaborazione sulla via che conduce dall’aorta all’intenzione (per dirla con De Andrè).

Il suo percorso lo porta alla conferma dei valori della cultura di sinistra a cui appartiene, ma che invero ed in sostanza riecheggiano gli stessi valori solidi dei suoi genitori. A partire dalla madre e non solo dal padre, con il cui mito sicuramente si confronta e a cui gli altri lo confrontano.

E dopo tanto peregrinare nelle strade della rabbia, dell’insofferenza per i mali del mondo e da sè stesso subiti e della speranza, con una identità diversa di chi da sempre ha circumnavigato le sfere dei gironi dell’essenza/esistenza, FA RITORNO A CASA, attraverso le strade passate e future:

“La strada delle ginestre è la strada della vita tante svolte alla fine una retta che prende per mano e conduce a casa” in LA STRADA DELLE GINESTRE. PAG. 89-90.

E forse perché vi è sempre la necessità di fare i conti con il passato: “Questo passato che non passa! …questo passato che fuma menzogna” in L’IRROMPERE DEL DIAVOLO. Pag. 117.

“Alziamo gli occhi oltre l’orizzonte finito insulso tramestio di un calpestato presente”. In CIECHI RIFLESSI PAG. 116.

“Quel dolce ritornare dei padri nei figli …” (di Pasoliniana memoria) è quello che Ferruccio può dire di aver vissuto pienamente, il ritorno al suo amato padre di cui è orgoglioso, e come potrebbe non esserlo. Lui ha cercato e trovato sé stesso con profondo e sincero sforzo di unicità regalandosi a noi lettori che non possiamo che apprezzarlo.

È la sua voglia eclettica e totale di affrontare le più svariate problematiche con una poesia civile, con un pensare laico senza ricerca di assoluti superiori al di sopra dell’umana specie, è dove è la realtà dell’esistenza, pur protesa al sogno e alla speranza, a sprigionare senza riserve i conflitti aspri dell’esistenza, e che ci consegna uno dei figli migliore della Sua terra e di cui il padre Remigio ne andrà sicuramente fiero.

ALCUNE POESIE

 

Ballerino di legno

Il tempo esploso
in un buio rattrappito
la vita percettibile
defluiva nell’attesa

cercavo affabulanti
passi di speranza
in questo universo
quadrato senza stelle.

Poi hai aperto
la scatola della mia vita
schiacciata
sul senso dell’inutile,

reso plasticità
alle mie depresse forme
e slancio finalmente.

Inebriata abbacinata
di luce folgorata
la musica incalza

carica la corda
dell’anima tesa

fremono lamelle
guizzano palpitano

e infine ballo per te
piroette sinuose

il mio dono per te
finché lo vorrai

ballo per te
finché terrai
dischiuso il mio cielo

fino alla fine
del tempo sfilante
sui denti del tamburo

ballo, m’avvito
m’inchino e m’inarco

solo per te
vibrante, il mio ballo

ritmati ghirigori
alte le braccia
fendono l’aria:

mentre osservi
divertita sirena

aggancio il tuo sorriso
scalo le tue guance
mi tuffo nell’iride

…e non mi fermo più!

Nei tuoi occhi

Vorrei perdermi
nei tuoi occhi
perle di muschio
incastonati d’ambra
muse clamanti
ninfe gaudenti.

Vorrei navigare
nel tuo sguardo
sapido pungente
sciamano d’oriente
sirena ammaliante
spuma inebriante.

Vorrei bere
alla tua fonte
eletta piccante
ampolla grondante
scrigno tracimante
unguento suadente.

Vorrei stringere
il tuo seno
colline vellutate
glabri declivi
giocosi meandri
sfuggenti, festanti.

Vorrei accarezzare
le tue guance
fresche di rose
invase di gocce
fronte pulsante
vene dolenti.

Vorrei offrirmi
anima nuda
inerme, anelante
varco gaudente
sempre servente.

L’anima del poeta

L’anima del poeta
viaggia sulle note del mito
non teme le ingiurie del tempo
accelera rullando sul dolore.

L’anima del poeta è indomita
gracile alle scosse del cuore
ma fugge in alto, impenna
più in alto delle umane miserie.

L’anima del poeta è tenera
ma non si fa schiacciare
spiega la sua missione
al destino che volta le spalle.

L’anima del poeta è nuda
ma nessuna freccia la perfora
perché ha la corazza del sogno
e pianta radici come quercia
lo sguardo oltre le galassie.

Ma noi mio cuore 

E’ accaduto l’altro ieri
o forse in cima al mare
quando girava Perfect
ed eravamo già partiti
perfetti sconosciuti.

Ci hanno sbeffeggiati
per un mito inopportuno
e ci siamo piegati
al nostro mèntore
alcova di altri miti.

Ci hanno deviato
dal nostro binario
scarrozzato fuori luogo
in pasto alle belve,
abbiamo resistito
con fragile dispetto
forti, avulsi, mascherati.

Ma noi, mio cuore,
abbiamo un altro passo,
agganciamo aquiloni
tenuti nelle ali
giochiamo a rimpiattino
sui crateri della luna
e ci siamo corsi dentro.

E’ accaduto forse ieri
ma eravamo già in piedi
a cercare un senso
fra le rughe di un volto,
scagliavamo idee
in un cielo di sassi.

Poi ti sei fermato
alle porte del Tempo
un’anima colorata
di mille arcobaleni
ti ha stretto tra le mani
sussurrandoti il destino
su quella strada di luce.

Ma noi, mio cuore,
abbiamo un altro passo,
accarezziamo tramonti
spinti nelle tasche
cuciti sulle gote
veloci su nubi gentili
e ci siamo corsi dentro.

E’ accaduto forse chissà?
ma ci inseguiva il buio
urlando le nostre colpe
le cercavamo disperati
in un tombino di vita.

Poi mi hai trascinato
ancora sul selciato
hai detto “guarda su”
una polvere di stelle
ci copre le ferite.

Ma noi, mio cuore,
abbiamo un altro passo,
grattiamo le risposte
con le unghie sanguinanti
e ci siamo corsi dentro
aggrappati a un vento cieco
che ci soffierà lontano.

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Comments 1

  1. Giovanni says:
    5 anni ago

    Complimenti a Ferruccio.
    Le sue liriche coinvolgono nel profondo, rilanciando infiniti spunti di riflessione.
    Non gli mancherà il successo che gli auguro di cuore.

    Rispondi

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