RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Laveno (VA), 13/03/2024
Egregio Signor Direttore
Di “MONOPOLI TRE ROSE”
70043 MONOPOLI (BA)
HA ANCORA SENSO LA DEMOCRAZIA NELLA NOSTRA SOCIETA’?
Egregio Direttore,
alla luce della splendida riflessione culturale del Prof. Luciano Canfora, illustre storico, trasmessa su “La7” l’11 marzo scorso sul senso attuale della “democrazia”, desidero esprimere una semplice considerazione di carattere storico. Nel corso della storia molti popoli hanno dimostrato un profondo coraggio conquistando la libertà contro l’occupazione straniera o contro l’oppressione di un potere monarchico o dittatoriale assoluto, come dimostrato dalla lotta dei greci contro l’invasione dei persiani nel V secolo A.C. fino alle dure lotte partigiane combattute dai popoli occupati dai nazisti durante la seconda guerra mondiale, grazie alle quali molti Paesi europei hanno conquistato la democrazia.
Tuttavia sin dai tempi dell’Atene del V secolo A.C., ove nacque il concetto di “democrazia”, intesa da Aristotele come il potere esercitato dal popolo non appartenente all’oligarchia aristocratica, gli stessi popoli che hanno duramente conquistato la libertà poi, sia in Europa che in America, hanno eletto al Governo dei loro Paesi anche ricchi magnati, spesso interessati più al proprio interesse privato che non all’interesse pubblico dello Stato, credendo acriticamente e ingenuamente alle vuote ed effimere promesse di questi ultimi, inoltre gli stessi popoli a volte hanno permesso e permettono a “uomini forti”, ritenuti da molti l’unica soluzione per tutti i problemi economici e sociali delle democrazie, di modificare anche attraverso le vie parlamentari gli ordinamenti democratici e di sostituirli con forme di Governo reazionarie e autoritarie. Considerando la sempre più diffusa indifferenza delle masse popolari per le importanti questioni pubbliche e per il Bene comune, in una società che non nutre più valori profondi ma pensa solo all’arido e immediato profitto economico e materiale da conseguire a qualsiasi costo umano e sociale, mi chiedo ironicamente se non avessero ragione Crizia, aristocratico capo dei trenta tiranni di Atene nel 404 A.C., e Platone nel sostenere che è una follia che il “popolo” incolto e disinteressato alla vita politica decida le sorti dello Stato e che dovrebbero essere soltanto i “saggi” e i “sapienti” a governare lo Stato (categoria quest’ultima in verità ormai scomparsa nella politica moderna). Già nel I secolo A.C. Cicerone affermava che chi ha un alto reddito patrimoniale non dovrebbe assumere cariche pubbliche poiché potrebbe occuparsi solo dei propri interessi privati anziché di quelli dello Stato.
L’ormai dimenticato senso del Bene pubblico e comune dovrebbe costituire sempre la ragione profonda della comunità politica e sociale e delle istituzioni pubbliche contro ogni egoismo privato ma spesso “I più perdono ogni senso e ogni ricordo della giustizia, quando cadono in preda al desiderio del comando, degli onori e della gloria” (Cicerone). Mi sovviene una saggia considerazione espressa da Cicerone per il buon governo di una società civile: “Uno solo deve essere lo scopo di tutti: che coincida l’utile individuale con quello di tutti, in quanto se ciascuno se lo arrogherà, tutta la società umana andrà in frantumi. E anche se la natura prescrive che l’uomo provveda a un altro uomo, qualunque esso sia, per il fatto stesso che è uomo, ne consegue necessariamente, secondo la stessa legge di natura, che l’utilità di ogni individuo coincide con quella comune”. Purtroppo spesso assistiamo ad azioni “irresponsabili” che nascono da un deviato concetto di libertà non sottoposta al controllo della ragione ma si deve sempre ricordare che la libertà ha come limite necessario il rispetto nei confronti degli “altri” e delle Leggi poste per la tutela pubblica inoltre “La gente spesso non ha fiducia nelle classi politiche e dirigenti perché vede solo la corsa all’interesse personale e al privilegio. Manca la testimonianza del buon esempio. Chi si preoccupa solo dei suoi vantaggi, come potrà essere una guida e un educatore per gli altri”? (Card. Gianfranco Ravasi).
Colgo l’occasione per porgere i miei più cordiali saluti.








