RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Laveno (VA), 26/09/2023
Chiar.mo Professor
UMBERTO GALIMBERTI
Università Ca’ Foscari
Dipartimento di Filosofia
30123 VENEZIA
OGGETTO: SEMPLICE RIFLESSIONE SULLE LINGUE E SULLE CIVILTA’ IDONEE ALLA NASCITA E ALLA CRESCITA DEL PENSIERO FILOSOFICO
Chiarissimo ed Illustrissimo Professor
Umberto Galimberti,
con la presente mi permetto di disturbare la S.V., Stimato Studioso e Filosofo nonché libero Pensatore che ha sempre il coraggio di evidenziare la grave povertà sociale, civile e culturale che affligge la nostra società “moderna”, spesso interessata solo al vuoto profitto economico e materiale da conseguire a qualsiasi costo umano e offuscata dall’arida indifferenza nei confronti del Bene comune, degli “altri” esseri umani e della Cultura, poiché di recente ho avuto occasione di ascoltare alcune Sue dotte conferenze tenute nel 2021 sul Simposio di Platone nelle quali la S.V. ha affermato che solo la lingua greca e quella tedesca, per la loro ricchezza di espressione e per la loro logicità di costruzione sintattica e grammaticale, hanno permesso la nascita e la crescita della Filosofia con importantissimi filosofi e pensatori, a differenza di altre lingue povere di vocaboli e di espressioni non idonee allo sviluppo del Pensiero filosofico come il latino, lingua prevalentemente utilizzata da militari e da politici con solo 5400 vocaboli.
E’ certamente e senza alcun dubbio una considerazione oggettiva per chiunque abbia studiato la storia, la letteratura, la cultura e la filosofia classica affermare che la filosofia e la nostra “Cultura” nascono e si sviluppano in Grecia grazie a una lingua raffinata, ricca, meravigliosa e completa (anche se probabilmente alcuni concetti filosofici espressi prima da Pitagora e poi da Platone e dai tragici entrarono nel mondo greco dall’Asia e dall’India attraverso la Persia e le colonie greche dell’Asia minore) ma vorrei in tutta umiltà evidenziare, a mio modesto giudizio, che la Sua affermazione secondo cui l’arida lingua latina sarebbe inidonea a far nascere e crescere un pensiero filosofico sia esagerata e troppo semplicistica.
Illustri studiosi affermano che il greco è la lingua della filosofia mentre il latino è la lingua dell’oratoria, che la razionalità del greco si è prestata bene per la ricerca filosofica, lasciando al latino il primato dell’oratoria (il cui filone “atticista” deriva dall’oratoria attica greca). Tuttavia, pur ricordando che secondo Isidoro di Siviglia non sono i popoli che creano le lingue ma sono le lingue che creano i popoli (Etymologiae), mi permetto di rappresentare, quale umile e indegno “allievo” del Card. Gianfranco Ravasi, che la povera lingua ebraica antica, con soli 5750 vocaboli circa, ha prodotto il Qohelet, il testo sapienziale di carattere esistenziale più profondo che l’umanità abbia mai concepito e conosciuto, ripreso da Petrarca nei Trionfi e da Leopardi nelle Operette morali, e che il latino, con circa 30.000 vocaboli effettivi (il dizionario della lingua latina “IL Castiglioni – Mariotti” contiene 50.000 lemmi contro i 150.000 lemmi contenuti dal dizionario della lingua greca “Rocci”, di cui 85.000 vocaboli effettivi) ha prodotto un originale pensiero esistenzialista, indipendente dalla cultura greca (la quale affronta solo parzialmente tale particolare tema di soggettività interiore con i filosofi classici e con i tragici, se non con il romano Marco Aurelio e con Luciano di Samosata solo nel II sec. D.C.), con Virgilio ed Orazio nel I sec. A.C. e soprattutto con Seneca nel I sec. D.C. (a mio modesto giudizio, ma anche a giudizio del Prof. Giovanni Reale, il maggior filosofo esistenzialista della nostra Civiltà e della Cultura occidentale), nonché con Agostino d’Ippona e con Severino Boezio tra il IV e il VI secolo, tutti pensatori latini autonomi e originali rispetto al pensiero filosofico greco (certo avevano studiato Platone e Agostino interpreterà il pensiero cristiano alla luce del platonismo), anche essi ripresi da Petrarca, da Pascal e da Leopardi. Ricordiamoci inoltre l’elaborata e raffinata disquisizione teologica e filosofica espressa in latino dalla scolastica medioevale.
Chiedendo alla S.V. scusa per questa mia semplice riflessione personale mi è gradita l’occasione per rinnovarLe la mia più viva Stima con i miei più sentiti rispetti e con i miei migliori Auguri di Buon Lavoro per la Sua importantissima attività culturale nella Luce della Cultura e della Conoscenza in una società sempre più arida, vuota, egoista e indifferente che sembra sempre più aver dimenticato e perso la Luce del Pensiero.

Alberto Morandi
Laveno Mombello (VA)
Nato a Varese nel 1968
Diploma di maturità classica presso il Liceo classico statale “Ernesto Cairoli” di Varese
Laurea in giurisprudenza presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
dipendente nella Pubblica Amministrazione
studioso e appassionato della storia e della cultura, classica, umanistica e medioevale.






