
La fiaccolata di Cessaniti
Auto danneggiata e bruciata. Lettera con una chiara minaccia di morte. Durante la messa inserita candeggina pura nelle ampolline dell’acqua e del vino, preparate per l’offertorio, che il sacerdote beve dopo la consacrazione. Gatto morto poggiato sul parabrezza dell’auto. Lama affilatissima. Sono soltanto alcuni ingredienti per procurare pesantissime intimidazioni a due parroci calabresi, don Felice e don Francesco. La Conferenza Episcopale regionale ha sottoscritto pienissima solidarietà a sua eccellenza mons. Attilio Nostro, vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, con parole accorate e non di circostanza, «facendo proprio l’appello del presule a non scoraggiarsi e a combattere il male con il bene». Nei giorni precedenti, allo stesso vescovo è stato consegnato un bossolo d’arma da fuoco, riposto nella sua cassetta per le lettere del palazzo vescovile.
Quali i motivi di queste plateali intimidazioni? Il dr. Camillo Falvo, procuratore di Vibo, in una intervista al quotidiano Avvenire è stato chiarissimo. Ha, infatti, affermato: «Quando sono due i parroci colpiti, e poiché alcune delle lettere di minacce non riguardano solo i parroci ma anche il vescovo, evidentemente si vuole colpire anche la diocesi e l’azione riformatrice portata avanti dal vescovo».

Don Maurizio Praticiello
Don Maurizio Praticiello, prete di strada, impegnato nella lotta contro la Camorra e la tutela di un territorio difficile, ha detto: «Sacerdoti minacciati dalle mafie: cari fratelli, avete già vinto». E spiega: «Don Abbondio cedette alla paura. Per la sua codardia, Renzo e Lucia avrebbero pagato un prezzo altissimo. Rimproverato dal cardinale Borromeo tenta di giustificarsi: “Sotto pena della vita, mi hanno intimato di non fare quel matrimonio”. Magistrale e sempre attuale la risposta che Manzoni mette sulle labbra del vescovo: “E quando vi siete presentato alla Chiesa per addossarvi codesto ministero, v’ha forse essa fatto sicurtà della vita? E non sapete voi che soffrire per la giustizia è il nostro vincere? E se non sapete questo che cosa predicate? Qual è la buona nuova che annunciate ai poveri?”. Abbiamo già vinto, allora, miei cari fratelli nel sacerdozio minacciati. Anche se non abbiamo né tempo né voglia di festeggiare. La nostra sofferta “vittoria” infatti mette in evidenza la cattiveria e la protervia altrui».
«Senza scendere nella descrizione dettagliata di che cosa sia la ‘ndrangheta calabrese o la camorra napoletana, ci basta ricordare che sono associazioni di uomini e donne che hanno deciso di vivere succhiando il sangue altrui. Come don Rodrigo, vogliono essere ricchi, obbediti e venerati. Godono nel constatare il clima di paura e di silenzio che la loro presenza genera nei concittadini».
Guai a confondere queste persone prepotenti e incivili con il popolo di onesti che sta soffrendo. «Costi quel che costi, dobbiamo stare dalla parte di chi soffre. Liberarli dalle grinfie dei mafiosi e dei corrotti». Oltre mille persone alla fiaccolata di Cessaniti in provincia di Vibo Valentia, in piazza per i preti minacciati. «Uniti contro ogni violenza», a fianco di don Felice Palamara, di don Francesco Pontoriero e di mons. Attilio Nostro. I vescovi calabresi hanno dichiarato: «La nostra missione di annuncio del Vangelo non si fermerà».
Antonio Losito