“Sei un comunista?”.
“No, sono un antifascista”.
“Da molto tempo?”
“Da quando ho capito il fascismo”.
(Ernest Hemingway, Per chi suona la campana)
L’ANPI Monopoli c’è!
Colorata, sorridente e Resistente!
Intervento del dott. Valentino Lenoci, giudice, presidente Anpi Monopoli
CAMBIARE L’ITALIA
Siamo nel pieno di una tragedia mondiale a causa della pandemia e della gigantesca crisi economica e sociale da questa determinata. Da ciò derivano la gravità, l’eccezionalità, l’incertezza del tempo che viviamo. Ma proprio perché crescono la sfiducia, lo scoramento e perfino in tanti casi la disperazione, tanto più occorre promuovere un’idea di cambiamento e così diffondere un messaggio di speranza e di fiducia. Questo è il tempo di una visione del futuro, e per noi questa visione è quella di un Paese che ritrova le sue radici e dà vita ad una svolta storica.
In Italia, le emergenze attuali, della salute e del lavoro, si aggiungono a tanti ritardi e problemi antichi, di una economia in difficoltà da oltre dieci anni, di un Paese che produce meno ricchezza e poi la distribuisce in modo ineguale e ingiusto, in cui il potere pubblico è insidiato da poteri criminali. Un Paese che troppi giovani abbandonano perché all’estero trovano migliori condizioni di lavoro e di prospettive personali. Se sono a rischio le condizioni economiche e sociali, è l’intero sistema che si trova in discussione, e si produce una situazione critica per la stessa tenuta della democrazia italiana. La crisi può nascere dalla prolungata difficoltà di reagire, di mantenere le promesse di uguaglianza e giustizia scritte nella Costituzione. Ecco perché vi è bisogno di una risposta straordinaria, che può venire solo da una piena partecipazione democratica, da un impegno diretto delle forze migliori della società, costruendo una larga unità popolare, dando vita ad una vera e propria nuova fase della lotta democratica e antifascista.
L’Anpi oggi
Questo è il senso concreto ed attuale che l’Anpi attribuisce alla storia e tradizione antifascista che rappresenta e per queste ragioni l’Anpi ha avanzato la proposta di una grande alleanza per la persona, il lavoro, la società. La stagione congressuale dell’Anpi mette a tema ‒ in stretto dialogo con la società e la politica ‒ il Paese, la forza della democrazia, un ruolo ed un orizzonte nuovo dello Stato. La piena realizzazione della Costituzione, assumendo l’art. 3 come timone di tutta la rotta da percorrere, è la condizione culturale, ideale, politica nel senso più alto del termine, per il non breve impegno di ricostruzione del Paese su basi più avanzate e solidali. E’ un contributo all’unità del Paese, per superare ritardi storici e disuguaglianze accresciute, per ricostruire un clima di fiducia.
Il nostro Congresso ridisegna così la funzione dell’Anpi nel contesto di una nuova fase storica per l’Italia: essere memoria attiva come capacità di trasferire l’eredità dei valori della Resistenza, incarnati nella Costituzione, nell’azione civile e sociale, politica nell’accezione più larga ed alta della parola, in modo che essa non si limiti alla custodia del passato, ma diventi stella polare del presente e forza propulsiva per il futuro.
Cambiare il Paese: dalla crisi alla rinascita
Il fallimento dell’attuale modello di sviluppo non riguarda solo la dimensione economica, ma ogni aspetto della vita sociale e culturale del Paese.
Da tempo assistiamo ad un progressivo affievolirsi della socialità e ad una caduta verticale della partecipazione popolare (v. ultime elezioni amministrative).
La politica ha dimostrato tratti di larga inadeguatezza, aderendo in modo subalterno alla cultura del neoliberismo abdicando alla sua vocazione di servizio e al compito di proporre progetti, orizzonti, visioni, ripiegando sulla amministrazione del quotidiano e spesso contaminandosi col malaffare e con l’illegalità. L’attuale sistema dei partiti ha progressivamente smarrito la sua funzione di cerniera fra società e Stato.
Nel malfunzionamento generale del sistema-Paese sono cresciute spinte eterogenee, con forti propensioni demagogiche e autoritarie (l’ambiguità della riforma del Titolo V della Costituzione ha determinato la conflittualità tra potere centrale e Regioni nella gestione della pandemia, ha depauperato il modello parlamentaristico e favorito un regime, di fatto, presidenzialistico delle Regioni).
E’ improponibile qualsiasi proposta di autonomia differenziata che vedrebbe ulteriormente drammatizzata la condizione del Mezzogiorno
La pandemia, con la conseguente crisi economica, ha fatto venire al pettine alcuni nodi irrisolti da anni o addirittura da decenni:
- il lavoro, declassato da tempo nella gerarchia dei valori sociali;
- fenomeno migratorio (non c’è ancora una chiara politica di accoglienza, di solidarietà e soprattutto di integrazione);
- sanità (in crisi per il progressivo ridimensionamento del Servizio sanitario nazionale);
- scuola (con la perdita del suo prestigio sociale, a spese soprattutto del corpo docente, e che ha smarrito la sua missione fondamentale, che consiste nella formazione del cittadino);
- giustizia (su cui pesano soprattutto i tempi lunghi dei processi e gli scandali che ne colpiscono profondamente la credibilità);
- legalità (con organizzazioni mafiose che coprono il territorio nazionale e rivelano talvolta collegamenti perversi con la politica);
- informazione (con una concentrazione dei media in mano a editori “non puri” che mette di fatto in discussione il pluralismo delle idee, ed esalta la faziosità)
- fisco (non sempre improntato a criteri di progressività e redistribuzione della ricchezza, incapace di contrastare la crescente evasione ed elusione)
Questo groviglio di problemi si intreccia con problemi storici e permanenti: il persistere e l’aggravarsi della questione meridionale, tara storica che data dai tempi e dai modi dell’unità nazionale
L’Italia versa perciò in uno stato di crisi organica che si verifica quando il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere: insorgono pericoli di cesarismo (rischio di regimi in cui un individuo assume il potere in modo autocratico, sostituendo la partecipazione democratica e la rappresentanza con la delega diretta e plebiscitaria)
Tutto ciò pone all’ordine del giorno la difesa, la tenuta e il rilancio della democrazia, anzi, propriamente, della democrazia costituzionale.
La democrazia disegnata dalla Costituzione infatti è rappresentativa, (il popolo elegge i suoi rappresentanti); parlamentare (al centro del sistema istituzionale è il parlamento); partecipata (presuppone ed evoca, in forme diverse, la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica)
In questi vuoti si innestano le propensioni e le azioni eversive dei gruppi neofascisti, neonazisti e razzisti, che intervengono sempre più spesso nelle ferite sociali, cavalcando il disagio sociale, la povertà, le contraddizioni fra poveri e più poveri (acuite anche dal fenomeno migratorio), il declassamento rapidissimo di ampie fasce di ceti medi e medio-bassi.
Più che mai rimane fermo l’obiettivo dell’Anpi di rivendicare la piena attuazione della Costituzione: sostegno ad ogni concreta iniziativa giuridica di contrasto ai fascismi e ai razzismi che vanno combattuti anche e soprattutto sul terreno sociale e culturale, rendendo effettivo il principio di eguaglianza sostanziale previsto dall’art. 3, comma 2, Cost.
L’Anpi e la sfida del presente
Proprio perché portatrice di una visione laica e libera della cittadinanza attiva, l’Anpi ha avanzato la proposta della grande alleanza democratica e antifascista per la persona, il lavoro e la socialità, raccogliendo un’adesione ampia di movimenti, associazioni, sindacati, forze politiche, ed in primo luogo di associazioni partigiane.
Si tratta di un’alleanza per la Costituzione che mette al centro i valori della solidarietà e della prossimità.
Questo comporta per l’Anpi una vasta proiezione nella società civile, un dialogo ed uno scambio continui con la molteplicità dei soggetti sociali.
l’Anpi è impegnata a coltivare la memoria delle radici in ogni possibile forma: non solo con la celebrazione del 25 aprile e del 2 giugno ma anche con l’onore alle lapidi o l’istallazione delle “pietre d’inciampo”, la valorizzazione delle figure della Resistenza di maggior rilievo locale, l’attenzione alla toponomastica (va contrastata la pericolosissima deriva per cui in alcune realtà si erigono piccoli o grandi monumenti a personalità del regime fascista o compromesse col fascismo).
Siamo davanti ad una dilagante e generalizzata riscrittura della storia, e a una vera e propria delegittimazione della ricerca storica, da parte di alcuni centri di potere politico e istituzionale. È urgente perciò dar vita a una nuova narrazione che faccia della verità storica uno strumento potente di impegno civile e di cambiamento sociale.
L’Anpi ha dato in questi anni un importante contributo alla conoscenza della Resistenza come fenomeno nazionale (valorizzando il ruolo del Mezzogiorno e dei meridionali) e come laboratorio istituzionale (le repubbliche partigiane), la “resistenza passiva” degli Internati Militari Italiani (a Monopoli: varie pubblicazioni curate da Flora Villani, costante richiesta al Comune perché ai nostri IMI venga restituita memoria e onore, così come ai deportati/deceduti durante la deportazione o nei lager nazisti e ai combattenti nella guerra di Resistenza).
Stiamo invece assistendo a un’offensiva revisionista senza precedenti, tesa a screditare il movimento partigiano e l’intera lotta di Liberazione; valga a esempio la ricorrente e stucchevole polemica sulle foibe.
L’accusa di negazionismo all’Anpi è sfacciatamente falsa. Insistiamo perché quella tragedia sia inquadrata nel contesto della cd “questione del fronte orientale”, non strumentalizzata per tacitare le responsabilità del fascismo (invasione della Jugoslavia, italianizzazione forzata delle popolazioni slave).
La storia devono scriverla gli storici, non i politici (prossimamente porteremo a Monopoli uno storico che ha approfondito tale questione, Eric Gobetti, con il libro: E allora le foibe?)
Una nuova statualità democratica e antifascista
È giunto il momento di manifestare un nuovo patriottismo costituzionale, che postula una rigenerazione in senso pratico ed etico della politica.
Si tratta di mettere a punto un’idea di Stato che coniughi la sua necessaria modernizzazione con l’attuazione del disposto costituzionale, in particolare dell’art. 3: “E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Il Parlamento deve tornare ad essere specchio del Paese, esaltando la sua funzione di rappresentanza. Va perciò contrastata l’allarmante tendenza a dar vita ad una sorta di presidenzialismo “di fatto” (i tentativi di legittimare con il voto popolare, in particolare con i referendum del 2006 e del 2016, questa tendenza ci hanno visto fermamente impegnati nel contrastarli e per fortuna sono falliti).
In coerenza con queste idee vengono precisate una serie di proposte su temi quali: Lo Stato, le imprese e i lavoratori; Il Parlamento, le Regioni, gli enti locali; I beni comuni; L’immigrazione e L’emigrazione; La sanità’, La scuola, La giustizia; I giovani; le donne; Il lavoro e l’occupazione; La pace e il disarmo; L’informazione.
L’organizzazione
Negli ultimi anni l’attività dell’Anpi è stata condizionata dalle restrizioni imposte dalla pandemia e dalla tragica malattia di Carla Nespolo. Nonostante questo, l’insieme dell’Associazione ha svolto un lavoro di straordinaria quantità e qualità.
Questo deve essere di sprone per il superamento dei limiti ancora presenti nell’organizzazione. Bisogna dar vita a una nuova leva di antifascisti, rinnovare i gruppi dirigenti con la promozione di giovani, di donne, di persone provenienti dal mondo dei lavori subordinati e dei servizi.
L’esperienza ha dimostrato l’utilità di un coordinatore per ognuna delle grandi aree geografiche che corrispondono al Nord, al Centro e al Sud d’Italia per coadiuvare la Presidenza e la Segreteria nazionale nella gestione della Associazione. Scelta da confermare.
Lo stesso vale per il coordinamento nazionale donne.
Particolare attenzione va rivolta al tema della formazione interna (un livello elementare e diffuso, rivolto in particolare ai nuovi iscritti; su livello medio, riservato ai dirigenti provinciali, un livello più specialistico).
Il tema della comunicazione è oggi essenziale. Ai tre strumenti nazionali già esistenti ed insostituibili – l’ufficio stampa, il sito www.anpi.it e il periodico www.patriaindipendente.it – si è aggiunta una linea editoriale anche con l’obiettivo di operare in sinergia con la formazione.
Sono inoltre attivi tre profili social, facebook, twitter e instagram, con un sempre più crescente numero di follower.
Le regole dell’Anpi sono fissate nello Statuto e nel Regolamento. Tali regole vanno sempre interpretate in modo rigoroso, al fine di una migliore efficacia dell’attività complessiva dell’Associazione.
Da questo punto di vista è assolutamente necessario che i gruppi dirigenti locali controllino il dibattito sui social, e che chi segue le pagine Anpi dia prova di senso di responsabilità, distinguendo sempre fra le sue legittime ma personali opinioni e il punto di vista dell’Associazione.
Analoga attenzione va prestata agli altri media ed in particolare alla stampa locale, evitando accuratamente di esternare le problematiche interne all’associazione. L’insieme di queste cautele rinvia al punto d) dell’art. 2 dello Statuto, che recita: “Tutelare l’onore e il nome partigiano contro ogni forma di vilipendio e di speculazione”.
ANPI MONOPOLI
Il 14 dicembre 2016, a quasi trent’anni dalla chiusura della sezione, torna a vivere l’Anpi a Monopoli (Castello Carlo V, “madrina” la staffetta partigiana Lidia Menapace). Non come custode di un passato glorioso (di cui alcuni vogliono e cercano di liberarsi), ma semmai come “memoria attiva” impegnata a difendere i valori della nostra Costituzione nata dalla Resistenza e dalla lotta di Liberazione dal nazi-fascismo. Due le principali direttrici dell’attività:
- restituire memoria e onore ai nostri concittadini combattenti, ai deportati/deceduti durante la deportazione nei lager nazisti, agli Internati Militari Italiani (quelli della cd “resistenza passiva”) e anche ai “sovversivi” (deferiti al Tribunale Speciale, schedati e attenzionati perché ostili al regime fascista);
- trasmettere alle nuove generazioni/futuri cittadini i valori della Costituzione nata dalla Resistenza (significativo “polo scolastico”, protocollo di intesa tra Anpi e MIUR)
Sulla memoria ci sono “cantieri aperti” (v. elenchi “combattenti” e “deportati”) e qualche pregevole pubblicazione (in questo momento, spiacevole coincidenza, si sta presentando il libro “Le carte di Antonio Lopriore 1943 – 1945”. Flora Villani e Martino Cazzorla, assenti giustificati!). L’amministrazione comunale è sistematicamente sollecitata, perché sia parte diligente in questo lavoro di ricostruzione della memoria.
E’ giusto, tuttavia, ricordare che l’Amministrazione comunale ha spesso accordato il patrocinio alle iniziative dell’Anpi e, in particolare con l’Assessorato alla Cultura vi ha partecipato. Le parole di ringraziamento in occasione della consegna a “La Rendella” di una copia del foto-libro sull’incontro tra Lidia Menapace e Monopoli non sono state di circostanza.
Iniziative significative sono state fatte nelle scuole (“polo liceale”, Vito Sante Longo, le ultime classi delle medie superiori al Teatro Mariella – 2017, 2018, 2019). E nonostante le stringenti limitazioni della pandemia abbiamo marcato la presenza dell’Anpi (apposizione della corona alla lapide dei partigiani, festa del tesseramento con il partigiano Brindisi, “un fiore sulle strade della Liberazione”).
L’Anpi è tornata a riprendersi il posto che le spetta il 25 aprile (oltre al Sindaco, interviene il nostro Presidente). Ricordo l’entusiasmo e l’orgoglio dei compianti Sebastiano Garrappa ed Ettore Vacca per essere tornati a indossare il fazzoletto dell’Anpi e sfilare in corteo (stasera sarebbero stati in prima fila,).
La festa in Largo Castello del 2019, molto partecipata, doveva aprire la stagione per cui il 25 dev’essere “Festa” per l’intera città. La rilanceremo, già l’anno prossimo, se non vi saranno restrizioni causa Covid.
Nel 2017 eravamo 44 iscritti. Oggi siamo 104, molti giovanissimi. E’ specialmente su di loro che bisogna contare perchè l’Anpi, a Monopoli (città notoriamente “pigra” sul piano delle dinamiche culturali e della cittadinanza attiva) sia un presidio dinamico dei valori della Costituzione: contrasto sistematico delle insorgenti (talvolta spavalde) pulsioni razziste, xenofobe, omofobiche, nostalgiche del regime con cui la Resistenza ha regolato definitivamente i conti. Ma anche, e soprattutto, difesa e rilancio nello “spazio pubblico” dei valori di coesione sociale, di uguaglianza, di partecipazione alla vita della comunità. Le premesse per un proficuo lavoro dell’Anpi a Monopoli ci sono e non sono poche.

GALLERIA IMMAGINI

Foto di Pino Mirizzi
RINNOVO DELLE CARICHE SOCIALI
Congresso di Sezione del 5 novembre, Sala San Martino.
Erano presenti 37 tesserati e 13 non tesserati. Alcuni erano assenti a causa della concomitante presentazione del libro “Le carte di Antonio Lopriore” curato da Flora Villani.
Hanno portato il loro saluto l’Assessora alla Cultura, il Consiglio Comunale, Cgil, Cisl, Uil, il Partito Democratico, Sinistra Italiana, Spazio Civico, Manisporche, ARCI.
Dopo la Relazione introduttiva di Valentino Lenoci e le conclusioni di Rosaria Lopedote delegata provinciale al nostro congresso, sono stati indicati come delegati (o sostituti) al Congresso Provinciale (sabato 11 dicembre).
L’assemblea ha confermato, all’unanimità, l’attuale Comitato di Sezione (Valentino Lenoci, Vito Alò, Franco Leoci, Annalisa Marasciulo, Lara Latorre, Francesco Giancola) il cui impegno principale sarà quello promuovere il rinnovamento degli organismi (Comitato di Sezione, Collegio dei Revisori dei Conti) con il massimo coinvolgimento di giovani e donne.
In aggiunta alla e-mail del Presidente Valentino Lenoci, Vi comunico i nominativi dei nostri delegati al Congresso provinciale che si terrà a Bari la mattina dell’11 dicembre:
Valentino Lenoci, Maria Nardelli, Annalisa Marasciulo, Lara La Torre, Pinuccio Galanto, Aldo Sammarelli (sost.), Franco Leoci (sost.)




























