Con quest’invito alla città, il Partito Democratico, il 9 maggio 2011 nel salone della chiesa del Carmine, volle commemorare l’anniversario dell’assassinio di Aldo Moro, Presidente della Democrazia Cristiana da parte delle Brigate Rosse.
Con foto, testimonianze e documenti inediti, il segretario Giovanni Lacitignola presentò la serata. Coordinatore fu il capogruppo in Consiglio Comunale avv. Giampiero Risimini. Intervenne Gaetano Piepoli, professore di Diritto Privato presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bari. Il prof. Stefano Carbonara, storico, illustrò l’itinerario fotografico, che legava la figura dello statista, ucciso nel 1978, alla nostra città.
Aldo Moro, politico e statista.
Aldo Moro nacque il 1916 a Maglie. Dopo la maturità classica a Taranto, l’iscrizione a Giurisprudenza presso l’Università di Bari e la laurea in Legge, con pubblicazione della tesi, iniziò la carriera universitaria. Nel 1945 sposò Eleonora Chiavarelli, con la quale ebbe quattro figli. Nello stesso periodo, diventò Presidente del Movimento Laureati dell’Azione Cattolica.
Nel 1946 fu eletto all’Assemblea Costituente e fece parte della “Commissione dei 75″, incaricata di redigere la Costituzione.
Alle elezioni del 18 aprile 1948 fu eletto Deputato nella circoscrizione Bari-Foggia.
Nel 1953 professore di diritto penale presso l’Università di Bari e Presidente del gruppo parlamentare Dc alla Camera. Nel 1955 fu ministro di Grazia e Giustizia.
Nel 1959, anno importantissimo, fu il vero trionfatore del VII Congresso della Democrazia Cristiana ed eletto segretario nazionale.
Nel 1963, fu chiamato alla formazione del primo governo organico di centro-sinistra.
Rimase ininterrottamente in carica, come Presidente del Consiglio dei Ministri, fino al giugno del 1968. Fautore delle “convergenze parallele“: una manovra politica, che contemplava il coinvolgimento del Partito Comunista Italiano verso l’area moderata e centrista.
Nient’altro che la preparazione al “compromesso storico” di Enrico Berlinguer.
L’intesa fu inevitabile allorquando il segretario nazionale del Pci, in seguito al colpo di stato militare in Cile dell’11 settembre 1973 contro il governo democratico di Salvador Allende, elaborò e propose quella strategia il 12 ottobre dello stesso anno.
Berlinguer, mosso dalla convinzione che in Italia la sinistra non potesse governare da sola con una eventuale maggioranza risicata, puntava a ricercare un accordo fra le tre grandi forze popolari, con l’obiettivo di mettere intorno a uno stesso tavolo comunisti, socialisti e cattolici.
Nel luglio del 1976 Moro fu eletto Presidente del Consiglio Nazionale della Dc.
Il 16 marzo 1978 il tragico epilogo della sua vita.
Un commando di Brigate Rosse irruppe nella romana via Fani, dove in quel momento transitava Moro, che si recava in Parlamento per partecipare al dibattito sulla fiducia al governo Andreotti sostenuto dal Pci.
Il 9 maggio, dopo 55 giorni di prigionia e di estenuanti trattative, le BR fecero ritrovare il suo corpo nella Renault rossa in via Caetani.
Incontro a Monopoli su Aldo Moro
Tanti gli amici e molti gli estimatori presenti tra i partecipanti alla serata, tutti conquistati dalla “lezione” del prof. Gaetano Piepoli.
«Senza questo sacrificio – disse – non staremmo qui a ricercare un’Italia migliore». «Siamo dentro una storia fatta da quelli che hanno pagato con la vita». «I diversi momenti della storia sono saldati in quei 150 anni, che vanno dal Risorgimento alla Resistenza e alla lotta di liberazione». «Non ci sono eredi. Chi vuol esser degno, se ne impossessi».
Nel maggio del 1942 in una lettera inviata a un amico ufficiale, Agostino Saviano, mandato in Russia per punizione, Moro scrisse: «Mi pare che nella vita per fare qualcosa di grande e di buono, e perciò di duraturo, occorra pagare di persona, facendosi attori e veri partecipi del grande dramma. Le forme di questa partecipazione possono certo mutare, chè il destino non è uguale per tutti, ma finché questa partecipazione non vi sia, finché si resti freddi spettatori senza avventura e senza dolore, tant’è come non vivere».







