Il riformismo giolittiano si dispiega nell’ambito della regolamentazione del lavoro minorile e femminile, della sanità pubblica, della previdenza sociale con l’istituzione delle prime casse per le pensioni di vecchiaia e di invalidità.

Vengono varate leggi speciali a favore del Mezzogiorno, alcune delle quali tese a favorire la nascita di un polo industriale a Napoli e la costruzione dell’acquedotto pugliese, per la cui realizzazione si era battuto in particolar modo il senatore barese Nicola Balenzano, ministro del lavori pubblici nel 1902.
Si aggiungono interventi straordinari in occasione di calamità naturali, come l’eruzione del Vesuvio del 1906 e il terremoto di Messina del 1908.
È un periodo di sviluppo industriale e di crescita economica. L’affidabilità della lira è tale che essa fa aggio sull’oro, il bilancio dello Stato torna in attivo come non era più stato già dai tempi di Depretis.
Non mancano problemi e ombre.
Giolitti, che ammette di temere le forze non organizzate, nelle proteste sociali che agitano il Sud, dove è scarsa la mediazione sindacale, usa il pugno di ferro e, sempre nel Sud, usa spregiudicatamente i poteri del governo per condizionare le consultazioni elettorali, tanto da essere definito ministro della malavita da Gaetano Salvemini.
Il mantenimento della tariffa protezionistica sul grano, già in vigore dal 1887, agevola ancora una volta gli agrari del Mezzogiorno, lasciando i contadini in condizioni di arretratezza e immutati i rapporti di forza. Non a caso l’emigrazione tocca il culmine nel 1913.
In questo stesso anno viene applicata per la prima volta la nuova legge elettorale varata nel giugno del 1912, una delle ultime grandi riforme di Giolitti con quella del monopolio statale delle assicurazioni sulla vita.
La legge elettorale introduce il suffragio universale maschile: l’elettorato, dai tre milioni di aventi diritto del 1909, supera ora gli otto milioni.
Si prevede, infatti, che possano votare tutti gli uomini in grado di leggere e scrivere con almeno 21 anni, gli analfabeti a partire dai 30 anni e tutti i cittadini che abbiano già prestato il servizio militare. Le elezioni politiche si tengono il 26 ottobre 1913.
1° Turno Ballottaggio
Data elezioni 26 ottobre 1913 2 novembre 1913
Elettori 15.886, votanti 9.053
Eletti e voti Capitanio Luigi 5.318
Non eletti e voti Semmola Gustavo 3.466
Colella Giovanni 77
Popolazione del Collegio 71.86
Gli elettori del Collegio di Monopoli ammontano a 15.886, oltre il 25% degli abitanti. Votano in 9.053. È eletto deputato Luigi Capitanio, stimato medico monopolitano, amato dai poveri. È di formazione liberale e massonica, iscritto alla Loggia Sole di Egnazia, in ambito nazionale è schierato con Salandra.
Le elezioni si svolgono in un clima di forte contrapposizione e di aspra lotta con il canditato Gustavo Semmola di Napoli, fieramente sostenuto dalla Chiesa locale, dopo la cessazione del non expedit di Pio IX, che dal 1874 impediva l’impegno dei cattolici in politica.
A questo proposito deve essere ricordato che già nel 1904 il divieto per i cattolici è stato ufficiosamente attenuato per timore del pericolo socialista e che nel 1913 l’accordo elettorale tra Chiesa e forze di governo viene suggellato con il Patto Gentiloni.
A Monopoli il clima politico fortemente acceso del momento può essere colto in un manifesto elaborato dall’avv. Emilio Indelli.
Cittadini del Collegio di Monopoli, la lotta, che voi con serenità non disgiunta dalla necessaria fermezza affronterete il 26 corrente, incarna un supremo e vitale principio: il riscatto della vostra coscienza dal vergognoso servaggio d’uno straniero (on. Semmola). L’idea trionfante dei vostri suffragi deve essere: onore ai nostri uomini che meritano. Il delicato mandato legislativo affidiamolo a chi vive tra noi, a chi è partecipe dei nostri bisogni e delle nostre aspirazioni, a chi conosce i nostri territori e le nostre comunità. È onore non solo per il Candidato quanto per tutto il Collegio avere a duce supremo un uomo nato e vivente in mezzo alle nostre popolazioni. Non prestate orecchie alle facili e menzognere dichiarazioni di democratici dell’ultima ora né alle declamazioni infelici di benefici, che la sola fantasia elettorale può colorire. Il cav. dott. Luigi Capitanio è tanto benefattore degli umili e ne è tanto amato ed idolatrato, che non ha bisogno di dire a voi com’egli vive e vivrà per il popolo. Tutta la sua vita è un apostolato di bene rivolto sia a singoli come all’intera falange dei lavoratori. Elettori vecchi, e voi, o cittadini, che siete ora chiamati a votare dalla provvida legge di S.E. Giolitti, accorrete a schiere numerose domenica 26 ottobre, riconoscenti a proclamare la candidatura del dott. Capitanio. Ricordatevi che il vostro intervento significa finalmente trionfo della vostra dignità e vittoria della libera coscienza, vale a dire ravvedimento e redenzione dell’intero Collegio di Monopoli.
Luigi Capitanio

Nasce a Monopoli il 15 dicembre 1863 da Pietro e da Fausta Menga. Durante il ginnasio-liceo approfondisce lo studio di francese, inglese, tedesco. Si laurea brillantemente in Medicina presso l’Università di Napoli e dal 1888 al 1893 frequenta corsi di specializzazione a Vienna, Madrid e Berlino. È discepolo del cattedratico Billroth a Zurigo. Per questi caratteri europei viene chiamato il tedesco. Scrive numerosi articoli e saggi, tra cui Ricerche istologiche sul tumor parotis, Tubercolosi delle ghiandole linfatiche, Cura della sinovite, Casi di ovariti e salpingiti di origine blenorragica, Cistoma delle ossa mascellari. Nel 1894 inizia a Monopoli la professione medica, nel 1902 si sposa con Maria Annunziata Galluccio. Esercita la sua attività in Puglia, a Bologna e a Roma, partecipa ad importanti congressi internazionali di medicina, presentando sue relazioni.
Ottimo chirurgo, di grande carica umana, cura gratuitamente i suoi pazienti poveri, ai quali offre anche il denaro per le medicine.
Tra la fine dell’Ottocento e il primo decennio del ‘900 sviluppa e sperimenta con successo una interessante tecnica di trapianti ossei. Non documentato un fallito trapianto parziale di fegato su un carabiniere di Fasano, in condizioni disperate per un conflitto a fuoco. Nel 1914, eletto deputato per il Partito Liberale nel collegio uninominale di Monopoli, si impegna a far giungere aiuti statali al Comune per alleviare la fame dopo la guerra del ‘15-18 e per risolvere il completamento del porto.
Di formazione liberal massonica, iscritto alla loggia Sole di Egnazia, sostiene un’accesa competizione con l’onorevole Gustavo Semmola di Napoli, appoggiato dalla chiesa locale. È rieletto deputato nel 1919. Muore nel 1922 per una polmonite, allora incurabile.
Benito Mussolini tiene il discorso funebre in sua memoria alla Camera dei Deputati, esprimendo lodi ed ammirazione.
Nel 1925 il Comune erige un monumento, realizzato dallo scultore monopolitano Angelo Saponara, in Piazza Milite Ignoto. Nel 1950, in sua memoria, sono celebrate solenni onoranze presso l’Ospedale di Monopoli.
Un libro di Angelo Sardella Naviglio ricorda la sua vita e le sue opere. Nel 1991 gli viene intitolata una via.







