
BIOGRAFIA DI ACHILLE MIRIZIO
Nato a Bari il 27 marzo 1955, è vissuto da giovane a Monopoli; nel 1982 è stato il primo direttore di Portanuova, rivista storica di Monopoli; nel 1984 viene pubblicato in Monopoli nel suo passato, quaderni di storia locale a cura della Biblioteca comunale Prospero Rendella un suo articolo Una Chiesa tra riforma e conservazione, l’applicazione del Concilio di Trento a Monopoli attraverso due documenti episcopali.
Si è laureato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Bari, con una tesi in Storia del Cristianesimo dal titolo Società e vita religiosa a Monopoli tra XVI e XVII secolo. Relatori i proff. S. Pezzella e V. Robles.
Ha svolto attività di ricerca storica presso l’Associazione per la storia sociale del Mezzogiorno, di Potenza e presso l’Istituto L. Sturzo di Roma, producendo studi e articoli per riviste specializzate e volumi collettanei.
Sviluppando le ricerche iniziate durante gli studi universitari ha inteso seguire quel filone d’indagine che punta a sondare e verificare la reale applicazione degli statuti del Concilio tridentino nelle diocesi meridionali, su quel versante di confine costituito dalla socialità religiosa.
La consistenza non secondaria degli aspetti istituzionali, spesso terreno di equivoci e conflitti, ha portato ad estendere la ricerca sul lungo periodo.
Successivamente ha esteso interessi e ricerche in ambito contemporaneo nel filone d’indagine che ha puntato al costituirsi di un canone interpretativo valido per la contemporaneità, in grado di esaurire le potenzialità euristiche della continuità ottocentesca e novecentesca, in campo sociale, politico e associativo della storia della chiesa e del cristianesimo,
Ha collaborato, in qualità di docente comandato, con la cattedra di Storia Contemporanea della Facoltà di Magistero dell’Università di Sassari, del prof. Agostino Giovagnoli, svolgendo attività seminariali con gli studenti, negli anni accademici 1988-89 e 1991-92.
Ha conseguito l’abilitazione all’insegnamento nelle classi di concorso di Materie Letterarie nelle scuole medie e di Filosofia, Scienze dell’Educazione e Storia e di Filosofia e Scienze dell’Educazione nel concorso ordinario a cattedre nelle scuole e Istituti statali d’istruzione secondaria di secondo grado.
Dal 1984 è docente nelle scuole pubbliche della provincia di Siena; dal 2008 è titolare di Storia e Filosofia presso il Liceo Classico E.S. Piccolomini di Siena.
E’ stato coordinatore della Commissione provinciale di Storia istituita presso il Provveditorato agli Studi di Siena nel 1997.
Ha svolto il ruolo di Supervisore del Tirocinio e di coordinamento delle attività di Laboratorio presso la Scuola di Specializzazione all’insegnamento secondario della Toscana, sede di Siena, per gli Indirizzi Linguistico-Letterario e Scienze Umane, con il semiesonero dal servizio fino all’a.a. 2008-2009, quando la Scuola è stata chiusa per decisione ministeriale.
Nell’ambito delle attività didattiche della SSIS nella sede di Siena, a partire dall’a.a. 1999/2000, per l’insegnamento di Fondamenti storico-epistemologici e Didattica della Storia, ha curato il Modulo di Didattica della Storia ed il relativo Laboratorio.
Vincitore del Bando di selezione per il reclutamento di Tutor Coordinatori nell’ambito delle attività del Tfa dell’Università degli Studi di Siena, è in servizio in qualità di Tutor Coordinatore del Tirocinio presso i corsi di Tfa dell’Università degli Studi di Siena.
Attualmente è Presidente dell’Istituto Storico Diocesano di Siena, di cui è socio-fondatore (dal 1992) e direttore editoriale dell’Annuario edito dallo stesso Istituto.
Prosegue le ricerche sulla storia della chiesa in età contemporanea con particolare riguardo alle vicende in Toscana e relativamente all’azione dell’episcopato regionale
E’ cultore della materia in Storia della Chiesa, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Siena.
Dall’a.a. 2003-2004 tiene il II modulo di approfondimento per l’insegnamento di Storia della Chiesa sulle tematiche legate al nodo storiografico: Secolarizzazione, modernizzazione, laicizzazione. La chiesa nei cambiamenti tra età moderna e contemporanea.
In tale ambito, ha curato numerose tesi di Laurea su argomenti legati all’insegnamento.
RECENSIONE DI ACHILLE CHILLA’
L’alba del crepuscolo
Tra le possibili accezioni di crepuscolo Achille Mirizio nel titolo del suo ultimo libro sceglie senza dubbio la sfumatura metaforica e filosofica col significato di termine di una stagione della vita e inizio di un’altra, che induce ad un bilancio anzitutto esistenziale.
La parola cronache innerva il testo nella disciplina storica, ambito di predilezione nell’esperienza intellettuale e accademica dell’autore. In tal modo incisivamente il saggio “Cronache dal crepuscolo” concentra le prospettive della microstoria personale e della macrostoria collettiva in un poliedrico approccio interdisciplinare all’osservazione critica di decenni di profondissimi cambiamenti storici, economico-sociali e antropologici coincidenti col percorso biografico dell’autore.
La sfida del libro si attua nel riscaldare un solido apparato documentario e saggistico con la fiamma del vissuto di un testimone peraltro attrezzato intellettualmente.
In altre parole, una scrittura diaristica e intima probabilmente coltivata nell’arco della propria vita incontra la penna dello studioso sotto l’urgenza di un messaggio, un testamento spirituale da recapitare agli uomini del Terzo millennio e particolarmente alle più giovani generazioni.
Rispetto alla memorialistica tradizionale la posizione di Mirizio è contrassegnata dalla creazione di uno spazio aperto di rielaborazione e al contempo di fedeltà assertiva al proprio vissuto.
Ad esempio, la posizione di sostanziale pessimismo intellettuale di George Steiner nel noto “Il crepuscolo delle idee” è contraddetta nelle pagine di Mirizio da una visione propositiva: non si tratta di un piagnisteo sulla dolorosa fine del tempus actum bensì di una traccia esistenziale, di un paradigma umano e intellettuale che intende offrire spunti, suscitare critiche e mettere in risalto la caratterizzante divergenza rispetto a scelte più conformiste e allineate.
A questo proposito il nome fittizio della voce narrante – Metascopio ovvero colui che vede oltre – si coniuga con la metafora hegeliana della nottola di Minerva, che al crepuscolo inizia il suo volo e proietta il suo sguardo in grado di vedere chiaramente anche attraverso le tenebre.
Una prospettiva di rielaborazione filosofica può spiccare il volo soltanto dal dato concreto, esperienziale delle cronache e nella fase dell’esistenza umana che meglio consente una visione in parte disincantata dagli aspetti accessori della vita ma in buona parte tesa al senso profondo dei valori etici maturati nel tempo ed esercitati quotizianamente e soprattutto non appresi da una dottrina preconfezionata.
Colpisce la corrispondenza della parte esordiale del libro con un classico della cultura filosofica stoica latina come il De officiis di M. T. Cicerone. Infatti, così come l’opera dell’arpinate – rivolta al proprio figlio – riflettendo sui doveri muoveva da un’elencanzione di principi etici e comportamentali, in maniera affine la riflessione di Mirizio precisa in avvio i valori fondanti della propria condotta maturati alla luce delle personali vicende ma rigorosamente iscritte nel contesto storico.
La riflessione di un protagonista delle vicende tumultuose dell’ultima fase della Repubblica romana appuntava la sua riflessione su onestà, sapienza, giustizia, beneficienza, grandezza dell’animo e utilità; poco più di duemila anni dopo i riferimenti di un attento osservatore delle trasformazini traumatiche a partire da una società preindustriale sorta sulle macerie lasciate dal fascismo fino allo scenario attuale contrassegnato dalla liquidità sono silenzio, dialogo, coraggio, essenzialità.
A queste coordinate si aggiunge il principio di medietà del secondo capitolo, definito come “valore non negoziabile”: «È qui che si situa la presa d’atto della medietà: nel momento in cui, alla luce dello stato delle conoscenze disponibili ci si rende conto che non abbiamo alcuna possibilità di intervento e che davvero in realtà noi siamo il risultato di un combinato disposto tra geni, educazione, cultura e ambiente di vita.
Elementi sui quali, a nostra volta, non abbiamo alcun potere di interdizione, almeno fino a quando tutto, alla luce del crepuscolo, diventa insieme chiaro e riposante, senza acrimonia: senza rimorsi né tanto meno rimpianti» (p.36).
Di conseguenza si fa strada una visione dell’esistenza in movimento sul confine tra spinte differenti come ragione e sentimento, dimensione individuale e collettiva, tradizione e cambiamenti. La ricostruzione costante, consapevole e faticosa di un misura esistenziale sempre temporanea è il senso più alto dell’equilibrismo del mestiere di vivere.
Tra le principali articolazioni concettuali del libro assume particolare rilevanza il valore del sapere e dell’amore per la conoscenza in rapporto alla ricerca accademica in Storia della Chiesa e del Cristianesimo che ha impegnato lungamente e impegna ancora le energie intellettive dell’autore. Le categorie culturali elaborate in forza di meditate letture – libere oppure necessarie alle traiettorie di ricerca – forniscono una strumentazione imprescindibile per attraversare la complessità crescente del presente.
Le palestre ideali per poter scoprire e successivamente esercitare i principi guida crepuscolari sono i territori istituzionali intesi come nuclei relazionali e comunitari: la famiglia, la politica, la religione costituiscono il terreno evolutivo più arduo ed elettrizzante, un percorso a ostacoli ma il solo che possa consentire di raggiungere la “trascendenza orizzontale” nella relazione con l’altro. In questo senso il moto diacronico della narrazione guida il lettore lungo gli scenari relazionali nella vita di Metascopio, che si sono confrontati con il peso della Storia. La memoria intesa come contraltare all’oblio definisce gli elementi recuperabili dal passato in un andamento a spirale del tempo.
Il tono dell’opera è proprio di un saggio filosofico, discontinuo nell’alternanza di riflessioni personali, ricordi e affondi storici. Il linguaggio è colto e puntuale e segue le movenze di una prosa che sceglie la via di una restituzione piena della complessità dei percorsi riflessivi, evitando di indulgere a forme semplificatorie o sintetiche.
Questi elementi contribuiscono ad una resa testuale improntata a profondità concettuale nel toccare i nuclei tematici generali come la sensibilità alla memoria e all’equilibrio in quanto luoghi spirituali fecondi e mai inerti. Per queste ragioni il libro può essere ascritto alla letteratura autobiografica-filosofica.
Il saggio sembra pensato per accendere dibattiti e confronti su tematiche ancora aperte alla luce di una testimonianza di vita.
Articolo a cura di Stefano Carbonara









